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Jeanne Wakatsuki Houston: alla ricerca dell'io in "Farewell to Manzanar"

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Ciò che attirò i genitori di Jeanne fu proprio l’immagine del self-made man, molto diffuso nell’immaginario collettivo americano e non, e la possibilità di una seconda vita. Prima di emigrare in America, il padre era stato un pubblico ufficiale; finì poi a lavorare nelle case da tè a Hiroshima, ma “the idea of a teahouse was an insult to the family name” 1 . A ciò si aggiunse una grave depressione nel campo dell’agricoltura, cosicché Ko decise di seguire le ondate d’immigrazione iniziate nel 1886. Nel 1904 arrivò a Honolulu, eccitato dall’idea che conosceva la lingua e pensando che con un po’ di fortuna avrebbe trovato un buon lavoro; si recò ad un colloquio di lavoro, ma fu preso in giro e umiliato in quanto giapponese. Dopo l’umiliazione “he worked as a valet, a cook, a chauffeur, a mechanic, a general handyman” (51) presso un avvocato che veniva dall’Idaho. Il padre di Riku si era trasferito in America in cerca di fortuna e Riku nacque proprio alle Hawaii. I due si erano incontrati a Spokane, nello stato di Washington, e decisero di fuggire per sposarsi per amore, sfidando la famiglia di Riku, che l’aveva promessa in moglie ad un altro uomo. Jeanne nacque il 26 Settembre 1934, a Inglewood, in California ed è la più giovane degli undici figli della famiglia Wakatsuki. Fu internata a soli 7 anni a seguito dell’attacco a sorpresa dei giapponesi in territorio americano a Pearl Harbor avvenuto il 7 dicembre 1941. In realtà le ostilità contro le popolazioni di origine asiatica erano iniziate alla fine degli anni 70 del diciannovesimo secolo. I giapponesi che si trovavano in America erano accusati di essere una “razza nemica” diversa e inferiore agli americani. Erano visti come una minaccia allo standard di vita americano e all’integrità razziale della nazione. Si parlava di loro come “il pericolo giallo”. Nel 1882 il Congresso bandì tutte le migrazioni dalla Cina e, negli anni che seguirono, questo bando fu allargato a tutti i nuovi arrivati di qualsiasi parte dell’Asia, inclusi i giapponesi e gli abitanti delle isole del Pacifico. Ai primi del 1942, fu ordinata a circa 110.000 giapponesi la reclusione nei campi di concentramento, che fu regolata da un ente civile conosciuto come War Relocation Authority. Lo scopo di quest’ente governativo era monitorare la detenzione dei giapponesi nell’interesse della sicurezza militare. L’impulso venne da parte del 1 Jeanne Wakatsuki Houston, Farewell to Manzanar, Random House, Inc., New York, 1995, p.49. Tutte le citazioni, tranne dove diversamente indicato, sono tratte da quest’edizione; i numeri di pagina verranno d’ora in poi riportati tra parentesi nel testo. 4
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Informazioni tesi

  Autore: Elena Rizzo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e culture moderne
  Relatore: Donatella Izzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 48

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Parole chiave

seconda guerra mondiale
campi di concentramento
assimilazione culturale
jeanne wakatsuki houston
farewell to manzanar
japanese-american

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