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Jeanne Wakatsuki Houston: alla ricerca dell'io in "Farewell to Manzanar"

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Generale John DeWitt, il capo del Western Defense Command, che etichettò tutti i giapponesi americani come “a menace which had to be dealt with” 2 . The Japanese race is an enemy race and while many second and third generation Japanese born on United States soil, possessed of United States citizenship, have become ‘Americanized’, the racial strains are undiluted.... That Japan is allied with Germany and Italy in this struggle is not ground for assuming that any Japanese, barred from assimilation by convention as he is, though born and raised in the United States, will not turn against this nation when the final test of loyalty comes. It therefore follows that along the vital Pacific Coast over 112,000 potential enemies of Japanese extraction are at large today. There are indications that these are organized and ready for concerted action at a favourable opportunity. The very fact that no sabotage has taken place to date is a disturbing and confirming indication that such action will be taken. 3 In risposta alle pressioni di individui e gruppi della West Coast, il Presidente Franklin D. Roosevelt emise l’Excecutive Order 9066 il 19 febbraio 1942. Con quest’ordinanza si autorizzava l’esercito a “stabilire le aree militari”, tra la Sierra Nevada e il fiume Mississippi, nelle quali internare i giapponesi americani. L’evacuazione iniziò il 25 marzo 1942 e si ultimò il 12 agosto dello stesso anno in una zona prescritta che comprendeva l’intero stato della California, metà dell’Oregon e di Washington, e un terzo dell’Arizona. Manzanar è ricordato per essere stato il più grande dei dieci campi di concentramento costruiti in America. Poiché questi campi non potevano essere paragonati ai “Konzentrationslager” costruiti in Germania per gli ebrei, sia per la loro funzione che per l’ordine interno, si è sviluppato dalla fine della seconda guerra mondiale un ampio dibattito sul termine da attribuire a questi luoghi. Il governo degli USA ufficialmente li chiamava “War Relocation Centers”; altri li chiamavano “relocation camps”, altri ancora “internment camps” e, infine, “concentration camps” 4 . 2 Stetson Conn, “The Decision to Evacuate the Japanese from the Pacific Coast, ‘S.F. Clear of all But 6 Sick Japanese’”, San Francisco Chronicle, 21 May 1942, sito di riferimento www.sfmuseum.org/hist8/evac19.html 3 J. M. Yinger, Ethnicity; Source of Strength? Source of Conflict, United States Army Western Defense Command, 1943: 33-34, Albany, State University of New York Press, 1994, p. 29. Il corsivo è dell’autore. 4 Daniel Roger, “Incarceration of the Japanese Americans: A Sixty-Year Perspective”, The History Teacher, vol. 35, num. 3, maggio 2002 5
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Jeanne Wakatsuki Houston: alla ricerca dell'io in "Farewell to Manzanar"

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Informazioni tesi

  Autore: Elena Rizzo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e culture moderne
  Relatore: DonatellaIzzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 48

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Parole chiave

seconda guerra mondiale
campi di concentramento
assimilazione culturale
jeanne wakatsuki houston
farewell to manzanar
japanese-american

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