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Peleo e Teti: una relazione asimmetrica

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12 Peleo stesso ad essere definito come vincitore senza che venga fatto il nome del suo avversario. Secondo una variante, 35 Peleo riceve come premio il famoso coltello da caccia fabbricato da Efesto. Astidamia 36 (o Ippolita secondo altre fonti), 37 la moglie di Acasto, cerca di sedurre Peleo, ma questi la rifiuta. 38 Allora, vendendo respinte le sue profferte amorose, Astidamia invia ad Antigone, moglie di Peleo, un falso messaggio, informandola che egli è sul punto di sposare Sterope, la figlia di Acasto. A questo punto Antigone, credendo al racconto, si suicida impiccandosi. Inoltre Astidamia, non soddisfatta del male già compiuto, si reca piangente da Acasto e accusa Peleo di aver cercato di farle violenza. 39 Il re, che non vuole infrangere le leggi commettendo un omicidio (anche perchØ aveva purificato il suo ospite), lo porta sul monte Πήλιον per cacciare assieme, sfidandolo ad uccidere quanti piø animali possibile in un’unica giornata. 40 Quando Peleo si addormenta per la stanchezza, Acasto gli sottrae il coltello che aveva usato per uccidere le prede e glielo nasconde sotto sterco vaccino. DopodichØ lo lascia solo nel luogo selvaggio, affinchØ venga ucciso dai Centauri o da belve feroci. 41 Questa spada, 42 forgiata da Efesto, era stata donata a Peleo dagli dei in ricompensa della sua castità: essa aveva la virtø di assicurare al suo proprietario la vittoria in battaglia e nella caccia. Al risveglio Peleo si trova solo, disarmato e circondato dai 35 Schol. Ar. Nub. 1063. 36 Apollod. III 13, 2-3; Nicol. Dam. FGrH 90 F 55; Schol. Ar. Nub. 1063. 37 Pind. Nem. IV 57; Or. Carm. III 7, 17; Schol. Apoll. Rhod. I 224. 38 Cfr. Pind. Nem. IV 50ss. 39 Pind. Nem. IV 54ss; V 25-36; Apollod. III 13, 3; Schol. Apoll. Rhod. I 224; cfr. “motivo di Potiphar”: Potiphar era il consigliere del faraone, presso cui prestava servizio Giuseppe (Gen. 39, 7-23). La moglie di Potiphar si invaghisce di Giuseppe e lo tenta, ma egli la rifiuta e, a questo punto, per vendetta, la donna lo accusa di averle tentato violenza. Cfr. anche Brelich 1958, p. 303: «si tratta del tema che da tempo si usa definire come “motivo di Potiphar” e al quale molti negherebbero ogni valore mitico per il solo fatto che è diffuso presso popoli assai diversi, è una “uralte Wanderanekdote”, cioè un “antichissimo aneddoto migrante” (Radermacher) che appare anche in contesti del tutto profani e in ambienti culturali distanti e cronologicamente piø antichi della civiltà greca. Ma quale che sia l’origine del motivo, l’unica posizione metodicamente giusta di fronte alla sua presenza nella mitologia eroica greca è quella di constatare che i greci l’hanno riferito ai loro eroi, e di chiederne la ragione: nessun elemento narrativo – si è già detto in altra connessione – è di per sØ religioso o profano, ma può essere l’uno o l’altro secondo l’impiego che se ne fa.». Brelich sostiene inoltre che, nel mito di Peleo, è solamente un episodio che potrebbe anche mancare in mezzo a tante vicende molto piø importanti. 40 Apollod. III 13, 3: «Qui ebbe luogo una competizione di caccia. Alle belve che uccideva, infatti, Peleo tagliava la lingua, che riponeva nella bisaccia. Acasto e i suoi uomini si impadronivano dei corpi degli animali e deridevano Peleo dicendo che non aveva cacciato nulla. Lui allora mostrò le lingue e disse che aveva ucciso tante bestie quante erano le lingue.». [trad. di M.G. Ciani]. 41 Hes. fr. 209 M.-W. 42 Il termine µάχαιρα è ambiguo, perchØ si può intendere il corto pugnale che i guerrieri portavano accanto alla spada (ξίφος), ma anche un coltello.
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Peleo e Teti: una relazione asimmetrica

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Informazioni tesi

  Autore: Michele Marassi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filologia, Letterature e Storia dell'Antichità (LM 15)
  Relatore: Elena Fabbro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 185

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peleo
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