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L'eccesso colposo di legittima difesa

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  13   definiscono l’antigiuridicità come un «giudizio di disvalore sociale» 7 . Altri Autori, nel trattare l’elemento in questione, ritengono ed affermano che essa non deve essere vista, financo considerata, quale ulteriore elemento del reato, non potendo inserirsi sullo stesso piano della tipicità e della colpevolezza, come sostenuto dai fautori dalla teoria tripartita. 8 Particolare ed affascinante è l’espressione utilizzata da un Autore, il quale dopo aver seguito la teoria della bipartizione, anche ammettendo la possibilità di uno studio separato dei vari elementi del reato, sottolinea la necessità di considerarlo come un’entità unitaria. 9 In seno alla concezione bipartita, circa l’antigiuridicità, si è sviluppata la teoria degli elementi negativi del fatto, secondo la quale il fatto umano si compone tanto di elementi integranti le connotazioni del reato (cioè quelli positivi), quanto di elementi che escludono il reato stesso (elementi negativi). 10 Tale tesi trova fondamento positivo nella lettura combinata degli articoli 47 e 59 c.p. L’art. 47,                                                                                                                 7 ANTOLISEI F., Manuale di diritto penale. Parte generale, cit., pag. 209 ss., riportando le parole dell’Autore l’antigiuridicità è «quel giudizio di disvalore sociale del fatto che lo caratterizza e lo qualifica come illecito e più precisamente come reato». In particolare la sua opera si palesa meritevole di menzione, in quanto, l’opzione per la teoria bipartita è frutto di un attento esame della c.d. antigiuridicità obiettiva. 8 MANTOVANI F., Diritto penale. Parte generale, cit., pag. 104. Secondo l’Autore: «Essa perciò, non può essere un elemento del reato da porsi sotto lo stesso piano del fatto e della colpevolezza, ma è l’essenza stessa, l’in sé del reato, secondo un usuale felice espressione». 9 PANNAIN R., Manuale di diritto penale. Parte generale, ultima ed., Torino, pag. 223 ss. L’Autore, infatti, afferma che: «Il reato è un’entità individua, che può essere studiata nei suoi componenti, ma non può essere scomposta senza annullarne l’essenza vitalità […]. Voler scomporre il reato in fatto, antigiuridicità e colpevolezza significa spezzettarlo in vari frammenti senza alcun vincolo di coesione tra loro, sì da fare scomparire la suitas o caratteristica individualità». 10 DE FRANCESCO G.A., Sulle scriminanti, in Studium Iuris, 2000, pag. 270.; PADOVANI T., Alle radici di un dogma: appunti sulle origini dell’antigiuridicità obiettiva, in Riv. It. Dir. Proc. Pen., 1983, pag. 551. Sotto il profilo storico, l’antecedente logico della costruzione delle scriminanti come elementi negativi del fatto, risale al pensiero di Feuerbach, il quale nel teorizzare la distinzione tra fatto ed illiceità, attribuisce a quest’ultima un contenuto negativo individuato nel «difetto di ragione giuridica» destinata a rendere conforme all’ordinamento la violazione del diritto soggettivo. Le ragioni pratiche che riguardano gli elementi negativi del fatto sono da ricondurre all’esperienza tedesca, dove il codice penale non contemplava la previsione dell’errore sulle cause di giustificazione, ma solo l’errore sul fatto. Specificando meglio, mancava una norma che escludesse il dolo nel caso di erronea supposizione della presenza di una causa di liceità.
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L'eccesso colposo di legittima difesa

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Informazioni tesi

  Autore: Emanuele Scotti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Enzo Musco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 152

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