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La dissoluzione di Lotta Continua nella Torino della seconda metà degli anni '70. Il tramonto di un'epoca fra movimenti e violenza

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11 completamente “sciogliersi” nel movimento. Se in una prima fase il giornale sostenne ed alimentò allo stesso tempo sia la rottura, anche violenta, con la sinistra istituzionale (tanto da essere accusata di essere vicina alle posizioni dell‟Autonomia), sia la creatività irridente del movimento, proprio con il crescere della violenza di piazza, e poi con l‟escalation terroristica, pian piano si orienta su un repentino dietro-front, non senza forti lacerazioni al suo interno (in particolare fra la corrente legata ai Circoli e quella legata a Deaglio e alla redazione di Roma). L‟approfondimento di questa ricerca, per esempio, ci potrebbe permettere di chiarire meglio la complessità del rapporto della sinistra extraparlamentare con la violenza e la lotta armata, un altro nodo “scoperto” della storiografia, superando quella facile e superficiale dicotomia fra chi nega qualsiasi continuità fra la dissoluzione di Lotta Continua e il terrorismo, e chi invece ne afferma la strettissima dipendenza, quasi che ci fosse stato un travaso automatico di adesioni dall‟una all‟altro. In realtà la situazione è, come al solito, molto più fluida e più complessa, e meriterebbe un maggiore studio ed approfondimento. Marco Revelli 23 nega una ininterrotta continuità fra movimento studentesco, sinistra rivoluzionaria e terrorismo. Egli periodizza in tre parti la storia del rapporto fra movimenti e violenza: una prima parte, durata fino alla strage di Piazza Fontana, in cui la violenza aveva una dimensione “espressiva” (parafrasando De Andrè, ci si limitava all‟invettiva); una seconda, a partire proprio dall‟attentato del 12 dicembre 1969 alla Banca dell‟Agricoltura, in cui, a causa dell‟innalzamento delle azioni da parte dei fascisti e della militarizzazione delle piazze da parte della polizia, si teorizza una violenza “difensiva” e si strutturano i servizi d‟ordine; una terza fase, in cui il riflusso del movimento lascia campo libero alle organizzazioni armate. Ma se, come scrive Anna Bravo 24 , la definizione di anni ‟70 come “anni di piombo” può dare conto del dolore e degli spargimenti di sangue, essa «ignora altre facce del movimento del ‟77 e quel che rappresentano: sangue risparmiato – le radio libere, l‟ala creativa dell‟autonomia, il valore dato al gioco, le imprese degli indiani metropolitani, le comunità che si ricreano dopo il disfacimento di quella sessantottina, sono lavoro per la vita. Il che non rende la distruttività e l‟eroina meno sopportabili, ma racconta una storia più vera». Le fa eco Grispigni: «Il fatto che centinaia di migliaia di persone sfilassero in corteo gridando slogan truculenti e sanguinari, accettassero di scontrarsi con le forze dell‟ordine e con i fascisti, 23 Cfr. M. Revelli, Movimenti sociali e spazio politico, op. cit. 24 Cfr. A. Bravo, A colpi di cuore. Storie del sessantotto, Editori Laterza, Bari, 2008, pp. 246-248.
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La dissoluzione di Lotta Continua nella Torino della seconda metà degli anni '70. Il tramonto di un'epoca fra movimenti e violenza

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Informazioni tesi

  Autore: Alberto Pantaloni
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze storiche
  Relatore: Monica Galfrè
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 83

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