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La trilogia della solitudine nella filmografia di Roberto Rossellini

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di sontuosi arredamenti e di bizzarre scenografie: stucchi di cartapesta, rimasti lì a testimoniare gli ultimi fasti di una scenografia travolta dalla guerra, dai bombardamenti e dallo smantellamento degli impianti tecnici ordinato dai tedeschi in ritirata” 3 , si spostarono dalle campagne alle strade, con tanto di utilizzo di attori non professionisti e meno esigenti che giravano un film senza l’utilizzo della sceneggiatura prestabilita, con materiale alquanto scadente. I registi dell’epoca avevano come intento quello di riportare nei film un’analisi critica di quanto succedesse intorno, facendo i conti con la drammaticità del momento e introducendo uno stile di ripresa immediato; dal quale attingeranno spunto soprattutto quelli che verranno, nonchè gli esponenti della Nouvelle Vague, un movimento cinematografico nato in Francia verso la fine degli anni ’50. I maggiori esponenti François Truffaut, Jean-Luc Godard, Jacques Rivette, Claude Chabrol e Erc Rohmer, erano un gruppo di amici che studiarono profondamente centinaia di film, così fecero diversi articoli come critici di Chaiers du Cinèma, la più importante rivista di cinema francese fino agli anni sessanta, erano fedelissimi alla politica degli autori e credevano che un regista dovesse esprimere una sua visione del mondo, non solo nella sceneggiatura dei film ma anche nello stile. Dopo, realizzarono una serie di film, in cui volgevano lo sguardo alla bellezza del vero, che ricordiamo ancora oggi. I registi di quel periodo si trovarono quindi a dover fronteggiare una situazione differente, da quella dei teatri di posa, che premetteva loro di vivere determinate e insolite circostanze che consentivano a loro volta una più facile metamorfosi degli schemi sino ad allora attuati nelle strutture codificate della finzione cinematografica. Paradossalmente il regista, recuperando la propria libertà di espressione, sentiva l’esigenza di rispecchiare la realtà piuttosto che imporre la propria presenza individuale, come se regredisse “alle condizioni del cinema delle origini e, al tempo stesso, [avesse] di fronte a sé la possibilità di riscoprire, per intero, tutto il potere di rappresentazione della macchina da presa” 4 . È bene ricordare che il neorealismo rappresentò solo una piccola parentesi del cinema italiano di quegli anni, incontrò di rado il favore del pubblico perché la gente preferiva il cinema americano; nonostante all’epoca ci fosse la legge Andreotti (1949) che doveva sostenere e promuovere la crescita del cinema italiano, frenando l’avanzata dei film americani e frenando gli imbarazzanti “eccessi” del neorealismo. A seguito di questa norma, prima di poter ricevere finanziamenti pubblici, la sceneggiatura doveva essere approvata da una commissione statale. Inoltre, se si riteneva che un film diffamasse l’Italia, non otteneva la licenza di esportazione; insomma era nata una sorta di censura preventiva. 3 G. Rondolino, Rossellini, Torino, UTET, 1989, p. 72. 4 G. Brunetta, Storia del cinema italiano, Dal neorealismo al miracolo economico 1945-1959, vol. terzo, Editori Riuniti II ed., Roma, 1993, p. 352. 10
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La trilogia della solitudine nella filmografia di Roberto Rossellini

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Informazioni tesi

  Autore: Carmela Fiorentino
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Pontificia Università della Santa Croce
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione sociale e istituzionale
  Relatore: Francesco Calogero
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 92

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