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Leonardo Dudreville

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4 traccia in due carte severiniane: il pastello Ascoltando la musica, in cui Dudreville è seduto al centro, di fianco a Buggelli, e un disegno preparatorio Studio per la testa di Dudreville. 2 Il titolo del primo lavoro è emblematico e sembra quasi un presentimento: Dudreville, appassionato di musica, confesserà in seguito di aver avuto le prime intuizioni della sua astrazione proprio dopo il viaggio a Parigi, approfondendo le analogie fra musica e pittura. Il rapporto con Severini, in realtà, non si esaurisce in quegli anni. Vi sono opere come Giornata di pioggia in città, o alcuni punti delle Stagioni in cui si avvertono le suggestioni severiniane. Che Dudreville sia rimasto in contatto con lui, del resto, lo testimonia anche Al caffè, del 1917, dove ritrae il pittore toscano con la moglie Jeanne e altri futuristi. Il soggiorno parigino non dura a lungo. Gia nella primavera del 1907 Dudreville, insoddisfatto dell’ambiente e umiliato dagli stenti, decide di tornare. Osserverà in seguito che con quel viaggio aveva ottenuto “ poca soddisfazione per l’uomo e nessun vantaggio per l’artista “. Tornato in Italia nel 1907 si stabilisce per alcuni mesi a Borgotaro sull’Appennino parmense dove si applica allo studio dal vero, “ seguendo un indirizzo veristico-naturalista piuttosto vago che va dal Faretto alla tecnica divisionistica di Segantini “ 3 , e si fa notare alla Quadriennale della Promotrice di Belle Arti di Torino nel 1908 con Mattino sull’Appennino, il dipinto più noto del periodo giovanile. Il quadro d’impronta divisionista, viene acquistato successivamente dal mercante Albert Grubicy de Dragon. Dudreville, in seguito, ricorderà che Grubicy aveva rifiutato molte opere tra cui alcuni dipinti divisionisti di Boccioni. Ora il dipinto si trova alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma. Grubicy inoltre gli dà modo di esporre a Parigi nella sua galleria, non solo nella mostra divisionista del 1912, ma già del 1908. 4 Sono gli anni in cui Dudreville dipinge opere come L’aratore, La Zanetta, Vecchia sotto una pergola, Paesaggio invernale, Onde e gabbiani. Di questa produzione non molto estesa rimangono nel tempo tuttavia alcuni esemplari, fra i quali emerge Onde e gabbiani (Collezione Morali-Ronco di Ghiffa), eseguito durante la permanenza a Genova, la violenza delle onde, quasi contrapposta al volo calmo dei gabbiani, è il pretesto per una raffinata ricerca di luce. L’artista stesso giudicava che “ i riflessi dell’acqua sulle pareti in ombra degli scogli “ fossero “ una delle cose più fini e riuscite dell’opera”. 5 Ma la trama punteggiata del divisionismo non lo soddisfa a lungo. Nel 1912, con il pannello centrale della Trilogia campestre, torna a una pittura a tutto impasto. I paesaggi laterali del grande trittico, ispirati alla quiete notturna e alla pace agreste, sono l’ultimo episodio della sua ricerca divisionista, anche se in seguito avrà ancora occasione, alla I Biennale di Roma del 1921, di esporre col gruppo Grubicy. Espone anche a Genova, Firenze e Verona. In questi anni si dedica 2 Severini, Tutta la vita di un pittore, Milano 1946, p. 49. 3 Sono queste, espressioni dello stesso Maestro. 4 Cfr. regesto biografico, dicembre 1908-1909. 5 Dudreville, lettera a Teresa Fiori, 9 maggio 1964 ( Archivio Dudreville, Monza ).
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Leonardo Dudreville

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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Berardi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Studi Storici-Artistici
  Relatore: Iolanda Covre
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 108

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