Leonardo Dudreville

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6 dagli artisti futuristi. La meta è sempre quella della sintesi massima da cui la rappresentazione dell’aspetto esteriore, fotografico non deve distrarre. Quello che conta è la resa dell’espressione interiore tradotta nella molteplice potenza di forma-colore, profondità ecc… Fa capolino la parola ASTRAZIONE da intendere come essenza espressiva interiore. L’autore riconosce che i propri quadri rappresentano solo una piccola parte della sua aspirazione, in quanto solo l’elemento moto potrebbe redimere la pittura da quella staticità funebre in cui è fatale nel fissare graficamente l’oggetto. Egli ricerca la fonte nei ritmi cromatici, nella forza della luce ecc… Come si vede, non sono molto distanti dal credo futurista ma, nel dettaglio, i concetti sono divergenti a tal punto da rendere impossibile il dialogo di Nuove Tendenze con i Futuristi. Tra le numerose recensioni della mostra, risaltano una del giovane futurista Prampolini che accusa il gruppo Nuove Tendenze di scarsa originalità e Dudreville in particolare di “ essere un volgarizzatore molto frammentario delle composizioni di Kandinsky “. Carrà nello scritto su “ Lacerba “ del 1° giugno 1914 osserva che a Milano esiste un gruppo di “ giovani artisti, che oggi ci plagiano e domani ci accusano “. La mostra di Nuove Tendenze suscitò l’interessamento del pubblico e di qualche critico, come Diego Valeri 6 , che dedicò un ampio articolo soprattutto alla pittura di Dudreville. Per il Valeri l’aspirazione all’astratto è una tendenza rischiosa in quanto “ forma e astrazione sono stati sempre dei termini inconciliabili “. Di qui i suoi apprezzamenti che conferiscono a Dissidio domestico quotidiano e all’Urto del Tragico la qualifica di scherzi innocenti destinati a sbalordire il villico. Viceversa le Quattro Stagioni guadagnano il suo rispetto e lo inducono a tentare un’interpretazione che più gli riesce semplice quanto più riconoscibili sono i concetti che l’astrazione ha risparmiato alla forma. Nell’opera Estate la fila di camicie stese ad asciugare hanno proprio l’aspetto di camicie e questo lo convince a riconoscere all’opera un sottile e delicato spirito di poesia. Il Valeri chiude consigliando al giovane pittore di tenersi lontano dalle infatuazioni ideologiche e di esimersi dal mettere la propria arte al servizio di una formula. Il suo futurismo fu dotto e ingegnoso, fu piacevole e non sbalorditivo, riuscì a dipingere un quadro classico anche quando non aveva intenzione di farlo. Egli fu, probabilmente, il più gentile, il più delicato e conscio fra i ribelli che non per prudenza, ma per vizio e virtù si tenne sempre in comunicazione con il proprio passato e dotato di sensibilità riecheggiò involontariamente le mode contemporanee. Dudreville tentò ogni sorta di escogitazioni che a lui dovevano sembrare nuove ed erano indubbiamente originali, in quanto non sapeva ciò che altrove e soprattutto al di là delle Alpi veniva osato da altri, ma non poteva non imbattersi in conclusioni affini risultate dallo sviluppo di argomentazioni basate sulle medesime premesse culturali. 6 D. Valeri, Nuove Tendenze, in << Miricae >> 20 giugno 1914.

Anteprima della Tesi di Silvia Berardi

Anteprima della tesi: Leonardo Dudreville, Pagina 6

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Silvia Berardi Contatta »

Composta da 108 pagine.

 

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