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Leonardo Dudreville

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8 certe febbri sono febbri di salute), durata forse un po’ più del necessario. E siccome ingegno ne ha dalla nascita, scintille ne sprizzavano anche da quella sua prima maniera. Certe erano, almeno per noi profani, della stravagante tappezzeria, ma ricca di fantasia e di colore. Ora il libro della sua arte è aperto ad una rubrica la quale dice: ‘Incipit vita nova’ ”. Dudreville non giudicherà mai durante la sua attività il suo avanguardismo come un peccato di gioventù. Questo equivoco critico per cui lo si fa risultare un “ pentito “ inciderà in maniera negativa negli anni successivi. Alla fine del 1922 entra a far parte del gruppo che sotto gli auspici del critico d’arte del “ Popolo d’Italia “ Margherita Sarfatti si aggrega presso la Galleria Dedalo di Milano. L’espressione “ Sette pittori del ‘900 “ si deve all’ispirazione di Bucci. Gli artisti aderenti sono: Bucci, Dudreville, Malerba, Funi, Marussig, Sironi, Oppi. La denominazione viene definita “ bizzarra e pretenziosa “ da Carrà in una nota su “ L’Ambrosiano “ dell’8 dicembre 1922. Carrà osserva: “ Quello che piuttosto bisognerebbe far notare ai nostri cari colleghi novecentisti, gli è che essi si pappano addirittura il privilegio di rappresentare il secolo nuovo. Ma questa, cosa mai, è questione che riguarda tutti gli altri pittori. Vedremo se essi si lasceranno mettere fuori dalla storia in modo così spiccio… “ Con il gruppo dei “ Sette “ espone nel 1923 alla Galleria Pesaro e alla Biennale di Venezia del 1924 quando già la formazione è priva di un elemento, in quanto Oppi ha accettato l’invito per esporre in una sala personale ed il gruppo è lacerato da polemiche interne. La Biennale rappresenta anche l’ultimo atto pubblico di esistenza della formazione date le preannunciate dimissioni di Dudreville e Bucci, seguite da quelle di Malerba, che espone il “ polittico “ Amore: discorso primo del 1923 (Busto Arsizio, collezione privata). Successivamente alla parentesi del gruppo dei “ Sette “ ritorna alla sua attività privata, respinge gli inviti della Sarfatti di entrare a far parte dei promotori del Novecento italiano. Da espositore partecipa alla prima mostra del nuovo gruppo che si apre alla Permanente nel 1926. Alcune sue opere durante gli anni Venti e Trenta entrano a far parte di importanti collezioni pubbliche come le Gallerie d’Arte Moderna di Milano, Firenze, Venezia, il Museo Ricci-Oddi di Piacenza, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Nel 1929 gli viene conferito il Premio Rotary da una giuria in cui fanno parte il critico Ojetti e lo scultore Canonica. La Sarfatti nel 1930, a causa delle recenti polemiche e prese di posizione di Dudreville per quanto riguarda l’indipendenza dell’arte dall’autorità politica, ne “dimentica“ l’esistenza in Storia della pittura moderna edita a Roma presso l’editore Cremonese. Dudreville nelle ampie personali che tiene nel 1936 alla Galleria Dedalo e nel 1940 alla Galleria Gian Ferrari espone gli indirizzi della sua poetica nelle autopresentazioni. Nel 1938 riceve il premio dell’Accademia d’Italia e nel 1939 il riconoscimento intitolato a Pieretto Bianco dall’Associazione
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Leonardo Dudreville

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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Berardi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Studi Storici-Artistici
  Relatore: Iolanda Covre
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 108

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