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Testamento biologico e principio di Autodeterminazione

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13 fosse redatta in forma scritta utilizzando un apposito modello cartaceo e soprattutto prevedeva l’obbligo di sottoscrizione alla presenza di due testimoni che non fossero né parenti, né affini, né destinatari dell’asse ereditario e neppure che fossero i medici curanti, in modo da escludere possibili situazioni di pressione sulla volontà del dichiarante. L’atto acquistava efficacia nel momento della perdita della capacità d’intendere e di volere del soggetto ed era vincolante per il personale sanitario. La sua validità era limitata alla durata temporale di 5 anni decorsi i quali il contenuto perdeva ogni efficacia giuridica se entro 1 anno prima della data di scadenza il soggetto non provvedeva a confermarla. Inoltre la direttiva era sempre revocabile e modificabile in qualsiasi momento ed in ogni forma. Le disposizioni permettevano al medico che attuava la volontà del paziente di essere immune da ogni tipo di responsabilità e soprattutto si prevedeva che il sanitario potesse, a fronte di queste richieste, realizzare l’obbiezione di coscienza, ma in questo caso era suo dovere permettere nel più breve tempo possibile, il trasferimento del paziente ad altra struttura o sotto l’egida di un collega che avrebbe provveduto all’attuazione del contenuto. Se il Natural Death Act prevedeva la vincolatività delle volontà del malato, per un futuro stato d’incapacità in merito ai trattamenti vitali, la sezione 7191 escludeva la possibilità che il redattore potesse attuare richieste eutanasiche. Si eliminava in questo modo la possibilità di collegare le direttive con la figura della dolce morte, che a livello sociale non era ancora riuscita a trovare accoglimento se non nelle frange più estreme dei culturori della bioetica per gli innumerevoli legami con la figura dell’omicidio, da sempre portatrice di sdegno e repulsione nelle società moderne. La legislazione della California dette una parziale risposta ai quesiti che erano nati negli anni precedenti tra gli studiosi e i fondatori della bioetica e soprattutto si pose come soluzione concreta nei confronti di quella parte di società che temeva il progresso medico scientifico e la mancanza di un limite collegato alla dignità dell’uomo e del suo corpo. La sua importanza fu tale, che invece di rimanere un atto isolato, nel giro di una decina di anni gli stati componenti gli USA decisero di dotarsi di disposizioni normative in materia. Nel 1983, quando già 14 stati avevano emanato una regolamentazione si sentì l’esigenza di uniformare la materia a livello federale: furono così realizzati attraverso l’opera della National Conference Law Commission due proposte di legge uniforme. Il 1° disegno varato fu l’Uniform Right of Terminally Ill Act, meglio noto come URTIA, che riprese in modo generale i contenuti delle singole leggi statali, ma che si dimostrò
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Indice dalla tesi:

Testamento biologico e principio di Autodeterminazione

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Informazioni tesi

Autore: Cristiana Rossi
Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
Anno: 2011-12
Università: Università degli Studi di Siena
Facoltà: Giurisprudenza
Corso: Giurisprudenza
Relatore: GiovanniCosi
Lingua: Italiano
Num. pagine: 290

FAQ

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