Testamento biologico e principio di Autodeterminazione

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3 complete facoltà mentali si trovano a vivere attaccati a macchine salva vita, prigionieri del proprio corpo traditore, il quale impedisce loro di avere una vita “piena” come ogni altro essere umano. E’ sopra i quesiti morali che queste situazioni hanno generato che a cavallo tra il 1960 e il 1970 venne a svilupparsi la bioetica, un movimento multidisciplinare nato dal clima politico, culturale e sociale esistente allora negli Stati Uniti. La spinta alla secolarizzazione, le spinte ideologiche intorno alla filosofia forte e alla morale di allora, l’affermazione di movimenti di opinione che disgregano la società monolitica in gruppi aggregati intorno a valori nuovi e diversi ed infine i movimenti di liberazione si combinarono con lo sviluppo di una scienza sempre più forte ed invasiva generando nuove riflessioni etiche sulla libertà morale della persona. All’interno di questa fitta selva di nuovi modi di pensare emerse lentamente il problema dell’autonomia del paziente nelle scelte mediche, da porre in netta antitesi al clima paternalistico che aveva sempre circondato ogni aspetto della medicina e del rapporto medico – paziente. S’iniziò in questo modo a sentire l’esigenza di elaborare un nuovo concetto di etica medica grazie anche al fatto che proprio in quegli anni si andavano sviluppando contemporaneamente sia il concetto di autodeterminazione del paziente, sia quel progresso medico che avrebbe permesso d’ingerirsi nell’esistenza umana, portandosi dietro il suo lato buono e soprattutto il suo lato oscuro. Significativo è in questo senso il discorso fatto da Christian Barnard, quando rispondendo a Kennedy di fronte al Senato Americano, dichiarò che l’unico vero compito che i governi avrebbero dovuto adempiere sarebbe stato quello di fornire fondi ai ricercatori scientifici, cioè agli unici soggetti che avrebbero potuto orientare e assumere decisioni in ambito medico. Proprio per cercare di contrastare tali manifestazioni di paternalismo e porre l’accento sull’importanza della eticità nel 1967 si ebbe la nascita del primo comitato bioetico - il comitato Belmont – e nel 1969 a sua volta conobbe lo sviluppo l’Hastings Center con il compito di studiare e divulgare al pubblico le posizioni etiche che andavano facendosi sempre più importanti in quel periodo. La bioetica come termine trovò definitiva consacrazione da parte dell’oncologo Van Resselaer Potter nell’opera “Bioethics: Bridge to the future” dove venne definita come «la biologia combinata con cognizioni umanistiche varie per forgiare una scienza che pone un sistema di priorità mediche ed ambientali per una sopravvivenza accettabile» 2 : 2 E. CALÒ, Testamento biologico tra anomia e diritto, Ipsoa, 2008, p. 43.

Anteprima della Tesi di Cristiana Rossi

Anteprima della tesi: Testamento biologico e   principio di Autodeterminazione, Pagina 4

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Cristiana Rossi Contatta »

Composta da 290 pagine.

 

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