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Testamento biologico e principio di Autodeterminazione

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4 la bioetica fu quindi rappresentata in modo significativo come quel ponte che permette di unire, in modo lineare e senza la predominanza dell’una sull’altra la scienza e l’etica. La materia della bioetica rimase però per alcuni anni un concetto comprensivo di molti principi e fu all’interno del Kennedy Institute of Ethics – nato alla Georgetown University – che Beauchamp e Childress tentarono di mettere ordine pubblicando l’opera “Principles of medical bioethics 3 , che conteneva la dottrina del Principlism”. Tale pensiero racchiudeva quattro principi che in linea generale non erano né indotti attraverso lo studio dei casi clinici, né dedotti da altri principi superiori, ma che derivavano direttamente dall’applicazione di un principio di etica universale che non aveva bisogno di essere ricercato in modi particolarmente complessi dato che è insito in ognuno di noi. Il 1° principio che emergeva era quello dell’Autonomy, il quale si sostanziava nel fatto che il paziente non aveva l’obbligo di decidere in relazione ad un trattamento medico, ma possedeva semplicemente il diritto di scegliere in modo consapevole e dopo avere ricevuto le informazioni necessarie se sottoporsi o non sottoporsi al trattamento medico. Gli autori in collegamento alla possibilità di scelta ponevano tre diverse modalità che sono state più o meno usate nella pratica clinica: a) attraverso l’uso del Substituted Judgement, cioè il rappresentante adibito a fare valere la volontà del paziente come se fosse questo (tale figura non era affatto amata dagli autori tanto che addirittura la ponevano alla stregua di una ridicola finzione giuridica; b) la Pure Autonomy, cioè la libertà precedentemente espressa dal paziente ancora capace e che oggi viene ad essere richiamata dalla Convenzione di Oviedo; c) il Best Interest, cioè la ricostruzione della volontà del paziente alla luce dei suoi valori e del suo stile di vita. Si tratta invero di un criterio che non piace ad una parte della dottrina perché troppo generico e pericoloso. Accanto all’Autonomy gli autori inserirono come secondo principio la Non Maleficence, il quale corrispondeva più o meno al nostro generale neminem laedere e si sostanziava nel problema della differenza tra rifiutare il trattamento, che provocava il mancato inizio di questo ed era possibile da accettare, e sospensione del trattamento medesimo già iniziato, la cui prosecuzione rischiava di essere inutile per il paziente. Si tratta invero di un problema ancora attuale e al centro delle discussioni etiche e giuridiche: in due noti casi italiani – il caso Welby e il caso Nuvoli – entrambi i pazienti chiedevano il distacco del respiratore, che li teneva in vita, ma rispettivamente il 3 T.L. BEAUCHAMP e J.F. Childress, Principles of Medical Bioethics, 5° ed., N.Y. 2001.
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Testamento biologico e principio di Autodeterminazione

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Informazioni tesi

  Autore: Cristiana Rossi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Giovanni Cosi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 290

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