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Diritti umani e biopotere. Riflessioni in margine ad una filosofia della catastrofe

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un’analisi profonda, si sofferma largamente sull’idea di una tripartizione della condizione umana. Tale distinzione rappresenta lo schema costante della duplicità della vita umana nelle ricerche agambeniane. L’introduzione della bios nella sfera della pólis, inaugurata da Foucault, costituisce l’evento decisivo della modernità. Tuttavia, mentre per Foucault la vita animale dell’uomo è diventata il soggetto/oggetto del biopotere per mezzo soprattutto dello sviluppo delle teorie e delle discipline del corpo del XIX secolo, Agamben nell’opera Homo sacer, individua un’origine alternativa “d’incrocio fra un modello giuridico-istituzionale e il modello biopolitico del potere” 4 . Agamben sviluppa la nozione di nuda vita attraverso la distinzione del pensiero dell'antica Grecia tra zoé (vita naturale) e bíos (una particolare forma di vita). La parola vita, nel mondo classico, si esprimeva attraverso due termini distinti, ma riconducibili ad un'origine comune: zoé, cioè la semplice convivenza comune con tutti gli esseri viventi sia uomini, animali o dei e bíos, che indicava, invece, il modo di vivere proprio di un singolo o di un gruppo. La differenza, per Aristotele, è di specie: la vita (bios) che rileva per la polis è quella pubblica, orientata alla felicità, nel senso specifico che questo termine possiede esclusivamente per l’uomo. È solo nella polis che l’ uomo trascende la sua animalità e si rivela animale culturale, nel senso più ampio dell’espressione. Ben diversa la vita che rileva per l’ oikos, per la casa: essa è una nuda vita (zoé), orientata strettamente al privato, alla sopravvivenza naturale dei suoi membri, alla nutrizione e alla cura dei loro corpi, all’ordine delle generazioni: in una formula sintetica, tipicamente aristotelica, si riferisce ai bisogni quotidiani. È quella vita che, con S.Agostino, non sappiamo nemmeno definire se vita mortale oppure morte vitale e nella quale tutti ci troviamo senza neppure poter dire da dove siamo venuti nell'etica nicomachea. Aristotele distingue la vita in varie tipologie: la vita contemplativa del filosofo (bíos theoreticos) la vita di piacere (bíos apolausticos) ed infine la vita politica (bíos politicos), facendo tale distinzione non poteva usare il termine zoé perché non era assolutamente contemplata la semplice vita naturale, ma solamente un particolare modo di vita. La semplice vita naturale, che pur veniva vista come un' idea del bene, era esclusa dalla pólis e restava confinata come mera vita riproduttiva nell'ambito dell'oikos. La politica umana è separata da quella degli altri viventi perché è basata su un supplemento di politicità legato al linguaggio, su una comunità di bene e di male, di giusto o ingiusto. 4 Agamben G., Homo sacer, Il potere sovrano e la nuda vita, Einaudi, Torino, 2005, pag. 5 5
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Diritti umani e biopotere. Riflessioni in margine ad una filosofia della catastrofe

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Informazioni tesi

  Autore: Wendy Denise Lenarduzzi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Roberto Scarciglia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 54

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Parole chiave

agamben
biopolitica
biopotere
stato di eccezione
hanna arendt
homo sacer

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