Il concetto di malattia nelle opere di Goldstein e Canghuilem

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popolazioni vivano una vita perfettamente sana secondo i parametri dell’ambiente naturale in cui esse si muovono 9 . D’altra parte anche un’analisi attenta della statistica, proprio dal punto di vista prettamente matematico, ci sconsiglia di cercare una normatività tanto stretta nel vivente: proprio per motivi di distribuzione statistica, infatti, la corsa alla normalità e al rientro nella normalità dei parametri che n’esulano può aver fine solo quando tutta la popolazione presenta, per quel carattere, un solo valore. Proprio qui sta lo snodo semantico nascosto. La normalità riguarda esclusivamente la frequenza: i valori che cadono entro le prime due (o tre) deviazioni standard sono detti normali perché quello è il loro nome statistico, e non certo perché gli altri valori (quelli che stanno oltre le prime due – o tre – deviazioni standard) siano anormali. Ma a forza di usare una parola tecnica in contesti ambigui, i valori normali tendono a diventare norma, ad avere in altre parole valore normativo: ciò che non cade entro le prime due deviazioni standard diventa un’anomalia. 10 Un’ipotesi questa che sarebbe quantomeno agghiacciante, dal punto di vista evolutivo come, almeno secondo la visione sociologica darwinista di Spencer, anche da quello delle ricadute sulla società stessa. Senza contare che, come insegnano Darwin e tutti gli altri evoluzionisti, la nostra capacità di sopravvivere come specie dipende dalla nostra possibilità di coprire l’intero fronte delle variazioni possibili, in maniera che almeno parte della popolazione, in ogni momento, sia in grado di sopravvivere ai pericoli e mutazioni improvvise dell’ambiente. Ricondurre tutti gli organismi di una data specie all’interno di una deviazione minima da questa ipotetica media, 9 Questo, in fondo, è quanto afferma Darwin ne L’Origine della Specie, ovvero che un qualsiasi individuo, anche diverso possa essere in grado di sopravvivere se la differenza non produce eccessivo contrasto con il suo ambiente. Alla lunga, anzi, il carattere del singolo, trasmesso di generazione in generazione, potrebbe addirittura diventare quello dominante. Il problema è rappresentato, come già detto, dall’automatismo di tale processo, che niente ha a che vedere con la volontà e la capacità d’interazione del singolo. 10 Dispense del modulo di Antropologia per il corso di Scienze Umane Guerci Antonio, Consigliere Stefania, 2004. 12

Anteprima della Tesi di Michele Anoardi

Anteprima della tesi: Il concetto di malattia nelle opere di Goldstein e Canghuilem, Pagina 11

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Michele Anoardi Contatta »

Composta da 127 pagine.

 

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