La corrispettività nelle vicende sospensive della prestazione di lavoro

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7 L’intento appare a chi scrive piuttosto chiaro: evitare l’emersione e, quindi, contribuire all’ulteriore compressione di quel senso di solidarietà sociale che, specie in epoca pre – costituzionale, era già scarsamente diffuso data la netta divisione “ di classe” fra nobili e/o appartenenti all’alta borghesia da un lato e massa lavoratrice dall’altro. Così si è voluto che il rapporto di lavoro si riducesse a nient’altro se non uno scambio, oneroso e bilaterale, fra quantità e qualità di lavoro prestato versus retribuzione. Scambio “puro”, comportante l’assenza di retribuzione ogniqualvolta fosse venuta a mancare per qualsiasi ragione la prestazione lavorativa 7 . Il che è stato, poi, abilmente tradotto sul piano giuridico dal Barassi in “sinallagma” o “corrispettività” , cosiddetta “biunivoca”, del contratto di lavoro “fonte” del relativo rapporto. Ora, a rendere evidente la natura più politica che giuridica di una simile operazione vi sono almeno due circostanze di base. In primo luogo, nel diritto civile il sinallagma è qualcosa in più di un mero scambio monetario, corrispondendo, infatti, ad un legame, o meglio ad un’interdipendenza fra obbligazioni, e, dunque, fra adempimenti non scindibile, tanto che si insinua il dubbio che Barassi parlava di corrispettività per intendere proporzionalità 8 . In secondo luogo, non appare, poi, come un dettaglio trascurabile il fatto che il sinallagma si va ad inserire, fino a caratterizzarlo, in un contratto, quale quello di diritto comune, che si presuppone stipulato in maniera volontaria fra soggetti liberi ed in condizioni di parità 9 . Tutto ciò, a meno di non voler forzare la mano, sarebbe ontologicamente non recepibile all’interno di un “contratto – fonte” di un rapporto intrinsecamente squilibrato fra un datore ed un 7 Come meglio si avrà modo di approfondire più avanti il Barassi ha abbracciato la tesi della corrispettività “pura” in tutti i suoi possibili corollari e dunque ha più volte affermato che come accade in qualsiasi altro contratto sinallagmatico di diritto comune ove al venir meno di un adempimento cade anche l’altro, così anche nel contratto di lavoro se viene meno l’adempimento del lavoratore all’esecuzione della prestazione, viene meno anche l’adempimento datoriale all’obbligazione retributiva. Si veda in tal senso L. Barassi, Il contratto di lavoro nel diritto positivo italiano. Milano, 1901. 8 Tale dubbio, in qualche maniera, ha già riguardato un illustre esperto in diritto civile quale il Di Majo che non condivide affatto l’operazione, compiuta dal Barassi, di attribuzione al “diritto comune dei contratti” di una regola che proprio non gli appartiene quale quella della corrispettività intesa come “corrispondenza biunivoca” fra retribuzione e lavoro effettivamente svolto. Ed infatti, secondo Di Majo, se il contratto individuale di lavoro subordinato fosse realmente un contratto corrispettivo al pari degli altri, avremmo che il datore di lavoro dovrebbe adempiere all’obbligazione retributiva ogniqualvolta ciò gli viene richiesto e non, invece, in proporzione alla quantità e qualità del lavoro ottenuto. Così Di Majo, I licenziamenti illegittimi tra diritto comune e diritto speciale, in Riv. Giur. Lav, 1974,I, p. 265 e ss. 9 Riprendendo le parole di Romagnoli “dal momento che il diritto civile è tutt’uno con la nozione di contratto fra soggetti liberi ed uguali ereditata dall’ideologia liberale della codificazione ottocentesca, come si può condividere la granitica convinzione che il diritto del lavoro è fondamentalmente diritto civile?”, in op.cit, p.1516.

Anteprima della Tesi di Carmen Amato

Anteprima della tesi: La corrispettività nelle vicende sospensive della prestazione di lavoro, Pagina 3

Tesi di Dottorato

Dipartimento: Diritto del Lavoro

Autore: Carmen Amato Contatta »

Composta da 224 pagine.

 

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