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Misura della biomassa e del contenuto di carbonio nel comparto epigeo ed ipogeo in boschi di faggio (Fagus sylvatica L.)

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Capitolo I – Introduzione 2 contrappone la resistenza di frange della popolazione ancora legate all'ambiente rurale e la volontà politica di recuperare, per quanto ancora possibile, un razionale uso della risorsa forestale attraverso una nuova valorizzazione dei prodotti del bosco e della sua valenza ambientale (Pignatti, 1998). 1.1.1 - I boschi di Faggio (Fagus sylvatica L.) La Regione esalpica comprende i primi rilievi prealpini di una certa rilevanza altitudinale. Essa può essere distinta in due subregioni, una centro-orientale esterna e l'altra occidentale interna. La prima, che prosegue anche nel Veneto e in Friuli-Venezia Giulia, s'incontra soprattutto dove prevalgono i substrati carbonatici; la seconda è presente soprattutto dove prevalgono i substrati silicatici. Le faggete sono relativamente diffuse in Lombardia. Esse si incontrano infatti in entrambe le regioni esalpiche e, anche se in misura minore, in quella mesalpica, su quasi tutti i substrati, anche se l'optimum si colloca nella regione esalpica centro-orientale esterna su substrati carbonatici (in particolare, calcarei e dolomitici massicci) (Antonietti, 1996). Sono quindi diffuse nei distretti Sud-Orobico, Camuno- Caffarense, Benacense e in quelli Prealpini, nonché in quelli occidentali del Lario e del Verbano. Infine, sono presenti anche delle faggete appenniniche nel distretto dell'Oltrepò Pavese montano. In generale, le faggete si collocano soprattutto lungo i versanti, in particolare nella fascia mediana, ad altitudini variabili fra 600 e 1500 m, anche se non mancano digressioni a quote sia inferiori e sia superiori. Il Faggio è capace di adattarsi ad ambienti molto diversi fra loro ed è dunque da considerare come una specie geneticamente ad ampio spettro (Bucci et al., 1999). La sua diffusione è comunque legata alla presenza di ambienti non eccessivamente estremi con inverni freddi ma non troppo, primavere piovose, nebbiose e senza gelate, periodo vegetativo lungo, ma senza eccessi d'evapo-traspirazione, suolo con ottime caratteristiche fisiche (Bernetti, 1995). Il Faggio riprende l’attività vegetativa già all’inizio della primavera, completando la fogliazione nella prima parte dell’estate. Durante questo periodo esso necessita di un'elevata disponibilità idrica nel suolo. Poiché il suo apparato radicale è spesso superficiale (Bagnara e Salbitano, 1997) non può rifornirsi d'acqua in profondità e deve captare l'acqua meteorica che cade al suolo o che percola lungo il fusto (stem flow). Di conseguenza, il Faggio può diffondersi solo dove le precipitazioni primaverili sono molto
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Informazioni tesi

  Autore: Samanta Riva
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi dell'Insubria
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze ambientali
  Relatore: Donato Chiatante
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 98

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Parole chiave

ambiente
biomassa
anidride carbonica
botanica
turnover
lai
bacini di carbonio

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