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Progetto di recupero sostenibile del Castello e del Quartiere Pentefur nel borgo medievale di Savoca (territorio della Valle d'Agrò, ME)

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6 A qualche decina di metri dal giungere a destinazione ci si imbatte sulla destra in una curiosa struttura che salta subito all’occhio: è la casa-atelier di un famoso artista del luogo, Nino Ucchino, scultore di un materiale insolito, l’acciaio. Il cortile antistante è un piccolo museo all’aperto, pieno di statue e oggetti sbarluccicanti sotto il sole, che sembrano quasi invadere la carreggiata mentre tappezzano il muro di controterra affianco come tessere di un mosaico. E’ il primo segno tangilbile della vocazione all‘espressione artistica che fa parte proprio di questo borgo. E arrivo a Savoca. Mi accoglie una piazza alberata, piazza Fossia, inserita nella parte nuova del paese: alcune panchine, dei vasi con piante e fiori, al centro un piccolo piedistallo portante la scultura di un’anziana signora seduta con un velo in testa che non ho mai ben compreso chi rappresentasse, e un vasto panorama da poter ammirare con il mare in lontananza. E’ la prima volta che giungo qui. Devo confessare che di questo borgo non ne avevo mai sentito parlare e da siciliano mi vergogno un pò a dirlo. Prima di raggiungerlo mi ero giù informato con dei passanti se ne valesse la pena visitarlo. Scopro che Savoca (in seguito facendo anche delle ricerche) è nota principalmente per un'attrazione: le sue mummie. Di primo impatto potrebbe suonare un pò macabro, in realtà si tratta di certi personaggi illustri vissuti a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo (nobili, notai, avvocati, etc.), sottoposti ad imbalsamazione subito dopo la loro morte ed esposti in bella mostra in una cripta di una certa chiesa con tanto di vestiti d'epoca (un buon documento storico sicuramente). Pertanto il nome di Savoca è rimasto legato negli anni a questa importante presenza. Sento tutt’ora molti esclamare, quando ne parlo, "Ah si, lì ci dovrebbero essere le celebri mummie”, ma poi scavando più a fondo nessuno è stato mai capace di illuminarmi su dove fossero custodite. D’altronde, quando si giunge in paese, non si sa bene dove bisogna andare, ci si sente un pò smarriti. Per carità il paese è piccolo, ma il livello di accoglienza lascia a desiderare. Regna il silenzio (e sotto un certo punto di vista questo è un suo pregio) e di tanto in tanto viene spezzato dal passare tacito dell’automobile di qualche contadino che scende a Santa Teresa a sbrigare le sue faccende. Poi scopro che le mummie sono rinchiuse nella cripta del monastero dei Benedettini, una delle chiese più importanti della zona, in una delle punte estreme del paese, ma la curiosi- tà svanisce quando mi accorgo che è tutto chiuso per i soliti motivi di restauro, senza che nemmeno ne sia indicata la fine dei lavori. La mia tesi non ha però nulla a che vedere con le mummie, quindi lasciamole da parte. In realtà al giungere nel paese ci si rende conto che c'è un altro elemento su cui si fonda la notorietà di Savoca: in piazza Fossia sono state girate alcune scene della prima parte de Il Padrino, nei lontani anni '70. Il bar Vitelli, con l'anziana signora che ancora tutt'oggi accoglie i turisti, è testimonianza viva di questa celebre pellicola, e custodisce al suo interno foto sbiadite e cimeli appesi sui muri. Ma parlare in questo contesto del film è anch’esso fuorviante, nonostante una recente campagna promossa dall’amministrazione comunale abbia pubblicizzato il paese come “Città d’arte e di cinema”, slogan accompagnato da tanto di logo con profilo in rosso e nero del Padrino.
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Progetto di recupero sostenibile del Castello e del Quartiere Pentefur nel borgo medievale di Savoca (territorio della Valle d'Agrò, ME)

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Informazioni tesi

  Autore: Ark A
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Architettura
  Corso: Architettura
  Relatore: E F
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 76

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