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Giotto letto da Dante

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ricchezza prestando denaro ed addirittura finanziando il comune di Padova. Tra le sue fre- quentazioni si annoverano il pontefice Benedetto XI 10 , l'imperatore Enrico VII, i marchesi D'Este e Cangrande della Scala, mecenate dello stesso Dante. Le attività finanziarie legittime di Enrico a poco a poco superarono i confini patavini, così come ebbe già fatto il padre, per sfociare nella città di Venezia, dove morì. La sua figura ac- crebbe sempre più d'importanza in Laguna, tanto è vero che divenne cittadino a tutti gli effetti della Serenissima. Enrico costruì nel 1294 nella contrada di San Gregorio la chiesa di Sant'Orsola, per poi in un secondo momento devolverla ai cistercensi. Sempre a sue spese comprò il terreno dell'Arena e il palazzo lì ubicato, dal legittimo proprietario in odore di bancarotta Manfredo, figlio di Gue- cillo dei Dalesmanini, per 4000 denari veneti piccoli. Un affare, poiché il valore dell'Arena era ormai divenuto irrisorio, infatti i continui spogli per riuso, resero il monumento romano una vera cava 11 . La scelta ricadde su questa dimora probabilmente dopo una breve sommossa popolare 12 , ed in seguito Enrico chiese il permesso, tra il 6 febbraio 1300 e il 29 aprile 1302, di costruirvici una chiesa 13 . Il peso politico e probabilmente oratorio di Enrico è certificato dalla sua presenza in qualità di ambasciatore presso Azzo d'Este e di mediatore con Cangrande della Scala. Infatti lo scaligero nel 1318 con la sua politica aggressiva giunse ad un passo dalla città di Padova. Attraverso una delegazione composta anche da Enrico, la trattativa terminò il 25 luglio con l'elezione di 10 «Questo papa firmò tre atti che ben mostrano di che tipo di credito godesse in quegli anni Enrico Scrovegni. Il primo è il documento del 13 dicembre 1303, con cui Benedetto XI concede a Giacomo de Malacapellis [Enrico è suo consanguineo] di poter accedere a ogni carica e beneficio ecclesiastico nonostante la sua nascita illegittima (…) il fatto che Benedetto XI fosse straordinariamente indebitato, ad esempio con ban- chieri fiorentini, ed Enrico un ricco possidente uso a prestar denaro, non doveva forse essere elemento estra- neo all'affezione». Romano, La O di Giotto, cit., 2008, pp. 159-160 11 Bellinati, Nuovi studi sulla Cappella di Giotto all'Arena di Padova, cit., 2003, p. 20 12 Si tramandò che la notte prima del funerale di Reginaldo, la plebe armata di forconi voleva rimpossessarsi di ciò che l'usuraio privò loro, solo il tempestivo intervento dell'Arciprete, Giovanni degli Abati, riportò la cal- ma annunciando che Reginaldo voleva investire i soldi in un'opera pia e minacciando con la scomunica chi non desisteva dai cattivi propositi. Enrico per questo non si sentiva sicuro della propria dimora, senza torri né mura da castello che potessero difenderlo da un nuovo tumulto, specialmente se infiammato e pilotato da qualche suo oppositore. Allora scelse il palazzo dei Dalesmanini quando seppe che Manfredo, attanagliato dai debiti, voleva venderlo. Selvatico, “Visita di Dante a Giotto”, cit., 1865, pp. 101-192 13 «Enrico chiese al vescovo Ottobono de' Razzi l'autorizzazione ad erigere entro il recinto dell'Arena un cenobio per l'ordine dei Frati Gaudenti e una chiesa da dedicare alla Santissima Annunziata, la cui festività avrebbe dovuto celebrarsi, con la massima solennità, il 25 marzo di ogni anno. Secondo l'epigrafe dedicatoria della cappella, tramandata dallo Scardeone, la prima pietra fu posta solennemente il 25 marzo 1303 e il 25 marzo 1305 fu dedicata a Santa Maria de' Caritate, de Harena (…) Quando l'edificio fu condotto a compi- mento, giunse Giotto, con alcuni suoi discepoli, e come prima cosa fece allungare la struttura della cappella e chiudere porte e finestre, per ricavare spazio per i progettati affreschi. Sembra inoltre che abbia voluto la grande trifora romanico-gotica sulla facciata, quale principale sorgente luminosa per tutti gli affreschi». Gizzi, Giotto e Dante, cit., 2001, p. 47 9
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Giotto letto da Dante

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Informazioni tesi

  Autore: Maickol Quarena
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze dei beni culturali
  Relatore: Giovanna Valenzano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 93

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