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Sindacati e Partecipazioni statali. Il caso Lanerossi-ENI (1959-1973)

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di intervenire con la costruzione di villaggi operai attigui alle fabbriche, per permettere ai propri dipendenti di avere abitazioni e servizi che rendessero stabile e non conflittuale la loro permanenza in fabbrica. Con questo lavoro, basato prevalentemente su fonti sindacali, ho cercato di approfondire come un'azienda di questa importanza per il territorio vicentino avesse affrontato gli anni Sessanta e come avesse vissuto l'“onda d'urto” del movimento sindacale, giunto ad essere, nell'«autunno del 1969», artefice di molteplici cambiamenti che sono tuttora alla base di un corretto ed equo rapporto di lavoro tra datore e dipendente, nonostante le recenti modifiche introdotte dal ministro del Lavoro Elsa Fornero circa l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Il filo della ricerca segue il percorso che sindacati e impresa hanno tracciato nel tentativo di impedire la chiusura dell'azienda e la perdita di migliaia di posti di lavoro, e si concentra sui contenuti delle vertenze sindacali, cercando di valutare la forza o la debolezza degli accordi aziendali che hanno caratterizzato questo quindicennio. I contenuti degli accordi ebbero come temi ricorrenti, soprattutto nei primi anni Sessanta, la modifica delle percentuali dei cottimi individuali, l'aumento dei premi di produzione e il controllo dell'assegnazione del macchinario. La richiesta di permettere l'ingresso dei sindacati nei luoghi di lavoro ottenne ascolto solo a partire dal 1969 e comportò anche il rinnovo totale dei sistemi di rappresentanza interna dei lavoratori. Anche il tema della salute in fabbrica, tramite l'effettuazione di controlli periodici della salubrità nei reparti, ottenne dei risultati seri solo dopo le lotte del '68-69. Nelle piattaforme dei primi anni Settanta una delle richieste più sentite fu l'abbandono definitivo del sistema di cottimo. Uno degli obiettivi della ricerca era di verificare cosa fosse cambiato nei temi, nei toni e nelle modalità della contrattazione nel momento di passaggio della Lanerossi da grande azienda privata a branca secondaria di una grande azienda pubblica come l'ENI, dove l'attività principale, quella che dava i maggiori profitti e per la quale era stata creata, non era certo il ciclo del tessile, bensì la ricerca di petrolio e metano per cercare di raggiungere l'autosufficienza energetica del Paese. Tra i lavoratori e nelle richieste dei sindacati cambiarono soprattutto le speranze di poter essere gestiti in maniera affidabile da una classe manageriale di alto livello come era ritenuta quella dell'ENI, dalla quale ci si attendeva un'efficienza produttiva che non avrebbe tardato a dare i suoi vantaggi anche ai dipendenti della Lanerossi. CGIL da una parte e CISL e UIL dall'altra ebbero atteggiamenti fortemente divergenti riguardo il pesante piano di ristrutturazione approntato dall'ENI per risanare i conti dell'azienda: la prima concentrò la sua attenzione sulla perdita progressiva di posti di lavoro, rivelandosi il sindacato più improntato ad una strenua difesa dei livelli d'occupazione, anche quando questi risultavano palesemente insostenibili per consentire il proseguimento dell'azienda. Tra anni Sessanta 4
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Sindacati e Partecipazioni statali. Il caso Lanerossi-ENI (1959-1973)

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Informazioni tesi

  Autore: Lorenzo Chemello
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: Gilda Zazzara
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 149

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Parole chiave

sindacato
partecipazioni statali
industria tessile
lanerossi
eni

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