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Sindacati e Partecipazioni statali. Il caso Lanerossi-ENI (1959-1973)

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e Settanta, infatti, il tessile italiano andava inesorabilmente perdendo la sua competitività con le produzioni provenienti dai paesi extraeuropei. In questo quadro la strategia dell'ENI per fare sopravvivere la Lanerossi risultò essere di corto respiro, visto anche lo scarso interesse negli anni a fabbricare un prodotto che mantenesse la qualità che aveva avuto in passato, che fosse innovativo nella sperimentazione dei materiali sintetici (attuata solo in piccola parte), che fosse in grado di penetrare nel mercato attraverso le tecniche di marketing più avanzate e che risultasse competitivo con i prodotti tessili di altre aziende, a cominciare da quelli della vicina Marzotto. CISL e UIL, al contrario, ebbero più fiducia nella capacità dell'ENI di dare un futuro alla Lanerossi: infatti appoggiarono l'applicazione del piano di ristrutturazione senza troppi contrasti con la dirigenza, mettendo in primo piano l'importanza della sopravvivenza dell'azienda, piuttosto che i livelli d'occupazione. Secondo queste sigle, e va ricordato che la CISL era tradizionalmente il sindacato maggioritario in azienda, soltanto con una seria ristrutturazione si sarebbe scongiurato il pericolo di chiusura, accompagnata però ad una costante pressione sulle autorità politiche locali e nazionali per dare avvio ad attività economiche alternative per coloro che avevano un familiare alla Lanerossi che si avviava al prepensionamento. La strada che portò il movimento sindacale ad essere al centro del dibattito sociale e politico tra il biennio '68-69 e la prima metà degli anni Settanta fu un percorso irripetibile nel risultato di dare ai lavoratori dipendenti un potere di contrattazione nei luoghi di lavoro e dunque un'influenza complessiva mai avuti prima. Questa atmosfera venne vissuta anche alla Lanerossi, dove, tra il dicembre del 1968 e il maggio del 1972, furono siglati accordi aziendali molto vantaggiosi per i lavoratori. Il primo nella scia della famosa lotta della primavera del '68 alla Marzotto di Valdagno; il secondo dopo l'occupazione di fabbrica del '72, che costrinse l'ENI a radicali concessioni, per esempio in merito al mantenimento dei livelli d'occupazione presenti, ma che si rivelarono difficili da rispettare nei fatti. Per avviare questa ricerca mi sono avvalso dell'Archivio storico della CGIL di Vicenza, depositato presso la Biblioteca Bertoliana, che mi ha consentito di esplorare una mole massiccia di documentazione del periodo di mio interesse, grazie anche ad una buona sistemazione del materiale. Ho utilizzato come fonte anche molti volantini e comunicati provenienti dall'Archivio FILTA, la Federazione dei lavoratori tessili della CISL, depositato presso l'Unione sindacale territoriale di Vicenza, grazie alla disponibilità di Livio Bortoloso, per circa vent'anni dipendente e delegato del consiglio di fabbrica della Lanerossi di Schio 1, poi sociologo e custode della memoria storica del movimento operaio vicentino. Ho consultato anche l'ampia letteratura sulla storia della Lanerossi e sulle innovazioni introdotte da Alessandro Rossi per portare la sua fabbrica ad espandere la propria fama anche all'estero. Allo scopo di essere consapevole di questa “storia lunga” del Lanificio ho 5
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Informazioni tesi

  Autore: Lorenzo Chemello
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: Gilda Zazzara
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 149

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Parole chiave

sindacato
partecipazioni statali
industria tessile
lanerossi
eni

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