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Sospensione del processo e messa alla prova

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11 nuovamente nel 1986 con l'art. 75 comma 2 del d.d.l. intitolato “Riforma della giustizia minorile”, il quale prevedeva la possibilità di sospendere il processo per non più di un anno quando il giudice, una volta accertata la commissione dei fatti indicati nell'imputazione, ritenesse di dover valutare più accuratamente la maturità dell'imputato o la capacità di superare le difficoltà di socializzazione. Si deve ritenere che i riformatori volessero giovarsi di tale meccanismo processuale per conseguire l'effetto di una diversificazione della risposta sanzionatoria 11 . Tuttavia la piena legittimazione all'introduzione dell'istituto si ebbe soltanto l'anno successivo con la direttiva contenuta nell'art. 3 lett. e) della legge delega n. 81 del 1987, la quale espressamente prevedeva il “dovere del giudice di valutare compiutamente la personalità del minore sotto l'aspetto psichico, sociale e ambientale, anche ai fini dell'apprezzamento di risultati degli interventi di sostegno disposti; facoltà del giudice di sospendere il processo per un tempo determinato, nei casi suddetti; sospensione in tal caso del corso della prescrizione”. Con tale disposizione il legislatore delegante ha avuto il merito di aprire le porte alla traduzione in legge di una prassi sviluppatasi nei Tribunali minorili di Cagliari e Catania agli inizi degli anni ottanta, i quali, alla ricerca di strumenti volti ad aggirare la rigidità del sistema, disponevano che l'imputato, per il quale assumeva rilievo continuare ad osservare la personalità, venisse affidato ai servizi sociali per l'amministrazione della giustizia minorile. Tale istituto era conosciuto come una forma di “proseguo dell'osservanza in esterno”, la quale, corredata da un progetto, aveva la finalità di acquisire elementi riguardo alla possibilità di concedere il beneficio del perdono giudiziale o della sospensione condizionale della pena 12 . A tale direttiva è stata data attuazione, da parte del legislatore delegato, con le disposizioni contenute negli art. 28 e 29 del d.p.r. n. 448 del 1988, i quali prevedono “la possibilità per il giudice di sospendere il processo quando ritiene di dover valutare la personalità del minorenne all'esito della prova ”, al termine della quale, se ritiene che la stessa abbia avuto esito positivo, il giudice dichiara con sentenza estinto il reato. Da un'attenta analisi dei dati statistici si può evincere come l'istituto, dal momento della sua elaborazione, abbia avuto un'applicazione sempre crescente da parte dei Tribunali per minorenni di tutto il territorio nazionale e ciò non può che costituire manifestazione 11 Riguardo ai precedenti a livello progettuale S. Larizza, Il diritto penale dei minori, cit., 247 s. 12 Tra il 1983 e il 1988 nel Tribunale per i minorenni di Cagliari si contano 84 casi di proseguo dell'osservanza in esterno
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Sospensione del processo e messa alla prova

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Informazioni tesi

  Autore: Edoardo Vassallo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Leonardo Filippi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 132

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