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Livio e i mores della fondazione

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5 partecipato in alcun modo alla vita pubblica, ma si sarebbe dedicato interamente agli studi e alla composizione di una vastissima opera storica in 142 libri, che prendeva le mosse dalla fondazione di Roma (Ab urbe condita) per giungere al 9 a.C. Di quest’opera monumentale ci sono giunte alcune sezioni: i libri 1-10, che raccontano la storia di Roma sotto i re e nei primi tempi della Repubblica; i libri 21-30, con gli eventi della seconda guerra punica; i libri 31-45, che trattano dell’espansione di Roma nel Mediterraneo orientale. Del resto dell’opera ci sono giunti solo riassunti schematici (periochae), composti probabilmente tra il III e il IV sec. d.C., e che permettono di ricostruire il contenuto dei singoli libri perduti e ci informano sommariamente su certi periodi per cui non abbiamo fonti più dettagliate. A Livio mancò l’esperienza politica e militare che altri autori di storia potevano vantare: egli rievocò gli avvenimenti passati mediante un accurato studio degli antichi scrittori di Roma, gli annalisti, ma anche attraverso fonti antiquarie e mitiche, in modo da ricostruire non solo gli eventi, ma soprattutto i mores che avevano consentito a Roma di trasformarsi da modesto villaggio di pastori nella metropoli dei suoi tempi, centro della politica e della vita del mondo antico. Sarebbe giunto pertanto a Roma nel 30 o 29 a.C., verosimilmente per svolgervi le ricerche preliminari alla sua opera storica, il cui primo libro fu composto e pubblicato tra il 27 e il 25 a.C., come si deduce da alcuni indizi interni 5 . Probabilmente fu proprio la pubblicazione del I libro ad attirare sullo storico l’attenzione di Augusto, che dovette seguire con vivo interesse il procedere dell’opera, pubblicata a gruppi di libri a mano a mano che veniva composta, e intrattenne con l’autore rapporti d’amicizia, nonostante Livio non nascondesse i suoi sentimenti repubblicani 6 . In effetti, già l’antichità stessa aveva riconosciuto i rapporti tra l’attività letteraria di Livio e il principato augusteo, nonostante avesse messo a fuoco le caratteristiche singolari della personalità dello storico. Egli, seppur attratto dal passato repubblicano, dai suoi valori, dai suoi eroi, non si mostrò mai come un oppositore del principato di Augusto. Del resto, se è vero che il controllo esercitato da Augusto sui letterati fu intelligente e quasi mai oppressivo, come quello di molti suoi successori (ma non si dimentichi la vicenda di Ovidio), è altrettanto vero che la stessa esaltazione degli ideali repubblicani non doveva affatto contrastare con l’immagine che Augusto voleva dare di sé, presentandosi non tanto come erede di Cesare, quanto piuttosto come restauratore delle istituzioni e custode dei valori della res publica. 5 La stesura dell’opera, e in modo particolare la prima decade, va collocata entro il 27 a.C. secondo LUCE 1965, le cui tesi sono state accolte in maniera quasi univoca anche da SYME 1994 e STADTER 2009. 6 A sostegno di questa affermazione CARY-DENNISTON-DUFF 1969, s.v. LIVIO, rimandano a un confronto con quanto detto su Livio da Tacito, Ann., IV, 34, dove lo storico augusteo viene definito Pompeianus.
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Livio e i mores della fondazione

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Informazioni tesi

  Autore: Marthia Caleca
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Rosa Rita Marchese
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 135

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Parole chiave

letteratura latina
storia di roma
livio
mos maiorum
mores maiorum
instituta

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