Metodi multimodali per il miglioramento della risoluzione di immagini SPECT

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renza si traduce in diverse tecniche di acquisizione e diversi traccianti usati. Nel seguito ci si riferirà alle immagini in esame come a immagini ASPECT e non SPECT: ASPECT è infatti il nome della macchina utiliz- zata per le misure di questa tesi. La A iniziale indica la particolare geo- metria ad anello della macchina. L'ASPECT ha essenzialmente lo scopo di fornire immagini del cervello di interesse clinico, che permettano di individuare tumori o altre patolo- gie. I traccianti chimici utilizzati nel caso specifico sono 133Xe e 99mTc, per le cui caratteristiche si rimanda al prossimo capitolo: qui vale la pena anticipare che l'uso del primo permette di ottenere immagini di 64 per 64 pixel, mentre col secondo si può ricorrere ad un campionamento più fitto per arrivare a 128 per 128 pixel. Per il tecnezio il numero dei conteggi è infatti alto e questo permette di diminuire la dimensione e aumentare il numero dei collimatori usati per localizzare i fotoni. La statistica dello xenon è invece molto più bassa e questo obbliga ad utilizzare collimatori più grandi, visto che non si può ovviamente far respirare ai pazienti una quantità eccessiva di gas radioattivo. La macchina ha un sistema di acquisizione completamente digitale che permette di tener conto a priori di errori dovuti alla calibrazione e a vari altri fattori. Le immagini hanno comunque un aspetto piuttosto sfocato a causa della larga risposta all'impulso, detta anche PSF, della macchi- na5: l'immagine finale è infatti il risultato della convoluzione tra quella vera6 e la PSF, come avviene per tutti gli apparati sperimentali. Per avvicinarsi il più possibile alla funzione di partenza questo processo va invertito, bisogna cioè ricorrere ad una deconvoluzione. È importante sottolineare che la larghezza della PSF varia a seconda del tracciante adoperato per la misura. Inoltre nel caso del tecnezio è possibile tenere conto a priori dei fotoni scatterati, mentre per lo xenon l'unico modo per tenerne conto è implementare una deconvoluzione. Questo spiega la presenza preponderante in questa tesi di immagini riguardanti esami effettuati con lo xenon o simulazioni degli stessi. Il problema della deconvoluzione di un'immagine discretizzata è quasi sempre un problema inverso mal condizionato o numericamente instabi- le: ciò significa in sostanza che non si può invertire la convoluzione in maniera diretta, perché questo porterebbe ad amplificare enormemente l'errore presente sull'immagine sperimentale. 5Vedere i paragrafi 2.1 e 2.2 per la descrizione del metodo di misura delle PSF. 6Per immagine vera si intende quella perfettamente corrispondente alla concentrazione del tracciante, che si otterrebbe con una macchina ideale. 1 - Introduzione 2

Anteprima della Tesi di Daniele Brunengo

Anteprima della tesi: Metodi multimodali per il miglioramento della risoluzione di immagini SPECT, Pagina 2

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

Autore: Daniele Brunengo Contatta »

Composta da 139 pagine.

 

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