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Metodi multimodali per il miglioramento della risoluzione di immagini SPECT

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gini presentate in questa tesi sono state tutte ottenute utilizzando un filtro di Butterworth di ordine 10 con frequenza di taglio pari a 0.1 cicli per pixel. Nel procedimento vengono anche apportate delle correzioni che tengono conto della calibrazione della macchina e delle eventuali disuniformità del cristallo: tramite speciali misure che vanno effettuate prima di acquisire dati, il sistema è infatti in grado di costruire delle matrici che, inserite nell'algoritmo, permettono di valutare i suddetti ef- fetti. Un numero notevole di parametri riguardanti il guadagno dei fo- tomoltiplicatori ed il campionamento possono essere settati digitalmente e questo permette di avere un controllo maggiore sull'acquisizione. I radiofarmaceutici impiegati sono il tecnezio metastabile, 99mTc, e lo xenon, 133Xe: il primo viene iniettato al paziente per via endovenosa e permette di ottenere 64 sezioni di 128 per 128 pixel, con una risoluzio- ne spaziale di 1 cm ogni 6 pixel; il secondo è invece fatto inalare attra- verso una maschera e dà conteggi molto inferiori che costringono a diminuire il numero dei collimatori per avere una statistica sufficiente- mente alta. Le immagini che si ricavano con lo xenon sono 8 sezioni di 64 per 64 pixel con una risoluzione spaziale di 1 cm ogni 3 pixel. Per la misura delle PSF viene utilizzato un capillare di vetro di diame- tro interno pari a 1,28 mm; questa lunghezza è inferiore al lato del pixel alla massima risoluzione spaziale e ciò permette di considerare il dato fornito dalla macchina come una risposta all'impulso. Lo xenon, essendo gassoso, è inutile per misurare la PSF; va usato allora il tallio che è liquido ed ha caratteristiche fotoemissive analoghe a quelle dello xenon. In generale la PSF del tallio, e quindi anche quella dello xenon, è più larga di quella del tecnezio. Proprio per la loro inferiore risoluzione intrinseca le immagini ricavate con lo xenon dovrebbero avere un maggiore bisogno di essere deconvolute: tra l'altro esse hanno una grossa importanza dal punto di vista diagnostico in quanto permettono di risalire al flusso sanguigno in ogni punto del cervello11, cosa che non si può fare se si utilizza il tecnezio. Un'altra ragione che giustifica l'uso della deconvoluzione nel caso dello xenon è l'impossibilità di tenere conto a priori dei fotoni scatterati per effetto Compton all'interno del cervello, che costituiscono una fonte di errore nei conteggi. Nel caso del tecnezio una correzione precedente all'elaborazione dell'immagine è possibile: lo spettro di emissività del trasformata di Radon; per una trattazione dettagliata vedere ad esempio [16]. 11 L'algoritmo che permette di compiere quest'operazione è comunque basato su un modello molto complicato [5] e non è ancora chiaro quale sia l'effetto della deconvoluzione nell'ambito di questo modello. Inoltre le immagini registrano zone di emissività in corrispondenza delle cavità nasali dove scorre il gas e questo crea ovviamente dei problemi. 2 - Caratteristiche dell'ASPECT 9
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Metodi multimodali per il miglioramento della risoluzione di immagini SPECT

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Informazioni tesi

  Autore: Daniele Brunengo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1994-95
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Fisica
  Relatore: Mario Bertero
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 139

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Parole chiave

deconvoluzione
spect
tomografia
imaging
elaborazione di immagini
imaging medico
immagini tomografiche

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