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Modello veneto e Terza Italia: un caso di insediamento calzaturiero nel territorio veronese (1954-1985)

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4 comporta, costituiti dall'occupazione precaria, dalla sottoccupazione e dalla presenza del lavoro nero. Un tentativo di riordinare le diverse interpretazioni che sono state avanzate sul processo di crescita regionale "per molti aspetti caratteristico e differenziato da quello delle altre regioni italiane e tale da indurre taluni a parlare di un particolare modello di sviluppo veneto" è stato affidato nel 1981 dalla Giunta Regionale a L.Marino (5). La finalità più operativa che speculativa, tesa perciò a fornire un'indicazione "per sciogliere i nodi perché il Veneto non divenga un'area periferica" ed a "delineare linee di politica economica delle modalità di sviluppo" (6) e quindi non a fornire una visione retrospettiva e globale, rende ragione di un tentativo di classificazione che necessariamente cede a qualche forzatura. Tre sono i filoni di interpretazione proposti. Un primo filone, ricavato dai documenti regionali e pertanto denominato ufficiale, individua come caratteristiche: il ritardo storico del Veneto nei confronti delle altre Regioni dell'Italia settentrionale; lo sviluppo "mutuato" ovvero proveniente da attività industriali della vicina Lombardia; il policentrismo inteso come insediamento a carattere diffuso; gli squilibri territoriali tra un'area centrale sviluppata compresa nel poligono Verona-Venezia-Vittorio Veneto e le zone situate a nord e sud. Esiste poi un'interpretazione definibile "di opposizione", in quanto tesa ad evidenziare una precisa responsabilità politica in quello che viene indicato come sviluppo volutamente distorto, responsabile di squilibri regionali e di aree depresse deliberatamente mantenute tali ed intese come serbatoi di manodopera a basso costo. Ciò avrebbe provocato nella regione un pericoloso dualismo industriale, derivato dall'intenzionale accentramento dello sviluppo nella fascia centrale della regione. Infine viene descritto un raggruppamento di interpretazioni concentrate sull'ultimo decennio, col pregio di un più ampio respiro spaziale. A differenza delle precedenti linee di interpretazione dello sviluppo veneto l'interesse primo è quello di porre la regione in un ambito più vasto, valutando le interazioni a livello internazionale e studiando le strategie di intervento in un mercato più aperto. Gli aspetti negativi che emergono in questo confronto con realtà similari sovrannazionali sono principalmente costituiti dal decentramento produttivo e dai correlati fenomeni di lavoro nero, di doppio lavoro e di part-time agricolo; 5 ) L.Marino, Diverse interpretazioni sul modello di sviluppo in "Veneto notizie. Mensile di informazione della giunta regionale", 1981, anno 10°, n.35. 6 ) Ivi, pp. 40-41.
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Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Benati
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1993-94
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Magistero
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Emilio Franzina
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 189

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