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Modello veneto e Terza Italia: un caso di insediamento calzaturiero nel territorio veronese (1954-1985)

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IV più consistente rispetto ad altri settori, essendo reso possibile, oltre che dal basso livello tecnologico richiesto che permette basse barriere di entrata nella produzione, soprattutto dal particolare ciclo di lavorazione suddiviso in fasi distinte. Infatti il processo produttivo può essere assimilato ad un processo di assemblaggio. L'espulsione di alcune fasi di lavorazione ha costituito una strategia di decentramento verticale della produzione che ha portato al consolidarsi del settore in alcune zone. La formazione dei distretti calzaturieri rappresenta, quindi, l'evoluzione del sistema, in cui imprese di piccole dimensioni possono attuare economie di scala a livello di distretto, non essendo possibili a livello di singole imprese. In tal modo si è reso più competitivo il settore, rendendo più efficace ogni singola fase di lavorazione. Infine, si è cercata una risposta alla constatazione del fatto che tra gli studi sui distretti calzaturieri non compariva l'area veronese, nonostante l'elevata importanza della zona in termini di produzione. Questa "dimenticanza" ci ha posto in uno stato di maggior attenzione anche perché, nel frattempo, l'elaborazione dei dati dell'impresa campione ci confermava che a Verona la realtà calzaturiera aveva seguito una strada a sè. Si scopriva infatti, sia attraverso altri studi ( 4 ), sia empiricamente nel caso in questione, che la struttura del calzaturiero veronese poco aveva a vedere con la logica che ci si sarebbe aspettata, essendo presenti nella zona imprese medio- grandi verticalmente integrate che lavoravano su grandi serie. Il decentramento, quando è avvenuto, non ha dato origine al libero mercato della sub-fornitura, ma era teso a riorganizzare le varie imprese di fase sotto la direzione di poche imprese capofila, riportando così la lavorazione a livello di una produzione di scala di un prodotto poco diversificato, di bassa qualità e che si rivolgeva alle grandi commesse di importatori stranieri. Lo sviluppo del settore non è avvenuto per un naturale processo di germinazione di unità precedenti in una zona di tradizione calzaturiera, ma è stato guidato dal mercato estero che, dagli anni '50, imponeva sempre maggiori ritmi produttivi. La posizione geografica, lungo la direttrice per il Brennero, e la presenza di un vasto bacino di manodopera agricola, hanno determinato il rapido sviluppo del settore pilotato da grandi importatori stranieri. Pertanto il distretto veronese si configura come un distretto "atipico", avendo mantenuto un carattere accentrato. Dal punto di vista teorico, la causa di questa condizione va ricercata nel fatto che a Verona il settore ha avuto uno sviluppo recente e soprattutto eterodiretto, ossia non per soddisfare obiettivi propri della comunità locale, evolvendosi da forme di artigianato, ma per soddisfare unicamente la domanda del mercato. Da qui la contrapposizione fra uno sviluppo verso la rete di imprese (il distretto industriale), proprio delle zone di più antico insediamento, e le 4 ) cfr. P.Gurisatti (a cura di), Il settore calzaturiero veronese, C.C.I.A.A., Verona, 1990.
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Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Benati
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1993-94
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Magistero
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Emilio Franzina
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 189

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