La sentenza Bosman ed i suoi effetti sull'ordinamento sportivo

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II circolazione dei lavoratori, sulla libert� di stabilimento, e sulla libera prestazione dei servizi, richiamate dalla sentenza in esame 4 . In linea di principio la disciplina comunitaria ha l�obiettivo di facilitare, ai cittadini degli Stati membri, l�accesso ai posti di lavoro pi� convenienti al di fuori dello Stato d�origine, e, alle imprese, l�assunzione dei lavoratori pi� efficienti, scegliendoli nell�intera Comunit� 5 . In sintesi l�art. 48 mira ad agevolare la situazione dei cittadini comunitari migranti, gi� penalizzati in virt� di tale loro condizione 6 . Tutte queste misure erano gi� statali, e la possibilit�, per i lavoratori stranieri di spostarsi all�interno della Comunit�, sono state favorite, in particolare, dall�Atto Unico europeo, e, pi� di recente, dal Trattato U.E., firmato a Maastricht il 17 febbraio 1992. 4 Alle norme citate nel testo devono essere aggiunte quelle contenute negli articoli 117 � 128 del Trattato. Queste mirano a creare una politica sociale europea a favore dei lavoratori comunitari ed integrano le disposizioni sulla libera circolazione. Tutti questi articoli, sono dotati d�efficacia diretta, e sono direttamente invocabili dai lavoratori interessati, che possono chiederne il rispetto all�autorit� giudiziaria dello Stato in cui si trovano. Tale efficacia � stata affermata dalla Corte fino dalle sue prime sentenze. Nella sentenza 4 dicembre 1974, Van Duyn, la Corte ha considerato i principi contenuti nell�articolo 48 come �un obbligo preciso, che non richiede l’emanazione di alcun provvedimento da parte delle istituzioni comunitarie o degli Stati membri e che non lascia a questi ultimi alcuna discrezionalità nella sua attuazione�. Le norme sulla libert� di circolazione specificano, applicandola ad un caso concreto, la previsione dell�art. 7 del Trattato, secondo cui �è vietata ogni discriminazione effettuata in base alla nazionalità�. Si noti che, secondo la dottrina, la distinzione tra la disciplina della libert� di prestazione dei servizi, attinente alle attivit� autonome, e quella relativa alla circolazione dei lavoratori subordinati, sarebbe dovuta solamente al carattere sociale di quest�ultima. In altre parole, tale differenziazione non avrebbe ragione di esistere sul piano concettuale, ma sarebbe giustificata solo pensando alla necessit� dei lavoratori subordinati, di disporre di una maggiore tutela, rispetto agli autonomi. Siffatta interpretazione troverebbe un riscontro anche nella sentenza Walrave (12 dicembre 1974), dove la Corte afferma che le attivit� dei servizi differiscono da quelle disciplinate nell�art. 48 �non già per la loro natura, ma solo per il fatto di non essere disciplinate da un contratto di lavoro� (cfr. TRAINA, �La libertà di circolazione dei lavoratori comunitari�, Milano, 1990, pag. 13). 5 Tale obiettivo, comunque lodevole, � influenzato da una concezione del lavoratore come fattore produttivo, che le imprese possono acquistare sul mercato: questa idea si � andata perdendo, e, come vedremo, oggi la libert� di circolazione prescinde dalla qualifica di lavoratore. 6 Secondo la dottrina, questa regolamentazione garantisce ai lavoratori stranieri un trattamento non dissimile da quello riservato ai lavoratori nazionali, impedendo, cos�, la nascita di situazioni concorrenziali, svantaggiose per gli uni o per gli altri (cfr. DI FILIPPO, �La libera circolazione dei calciatori professionisti alla luce della sentenza Bosman� in: Riv. It. Dir. Lav., pag. 232, 1996).

Anteprima della Tesi di Simone Petracchi

Anteprima della tesi: La sentenza Bosman ed i suoi effetti sull'ordinamento sportivo, Pagina 2

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Simone Petracchi Contatta »

Composta da 259 pagine.

 

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