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Il Palazzo Vicariale di Certaldo: evoluzione di un edificio pubblico attraverso modifiche, trasformazioni e restauri

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4 frammenti fittili (VI/V secolo a.C.), dei buccheri (VI/V secolo a.C.) e due urnette etrusco-ellenistiche in alabastro (III/II secolo a.C.) 9 . (Figg.1 e 2) La toponomastica poi ci svela che i nomi dei due corsi d’acqua principali certaldesi “Elsa” ed “Agliena”, per esempio, sono due toponimi di origine etrusca, e la località detta “Falisca”, presso il torrente stesso, deve il suo nome ai Faliscii, un popolo dell’antica Etruria poi spostatosi verso sud 10 . Un ulteriore indizio a suffragio dell’ipotesi che Certaldo Alto abbia avuto origini etrusche viene dalla ricognizione delle Fonti del Castello (Fig.3) eseguita dal prof. Socrate Guerrieri per conto del Comune di Certaldo nel 1965. Per mezzo di questa esplorazione fu scoperto che sotto il colle di Certaldo Alto esiste un fitto dedalo di gallerie che dalla cisterna delle Fonti, situata in via del Castello, si irradia all’interno del colle. Il Guerrieri stesso, al termine della sua relazione, presume che tale sistema di gallerie fosse stato usato dagli etruschi per drenare le falde acquifere presenti nel colle di Certaldo Alto 11 , ottenendo così un duplice scopo: evitare pericolosi ristagni idrici che avrebbero accentuato il movimento franoso del terreno della collina (composto da materiale di sedimentazione compatto, ghiaie e sabbie) ed incanalare il prezioso liquido convogliandolo in una cisterna ad uso degli abitanti del Castello. In definitiva anche se si tratta di tracce, e riferimenti sporadici si può a ragione concludere che almeno nel tardo periodo etrusco (III/II secolo a.C.) doveva sorgere sul colle di Certaldo un abitato di una certa importanza. Altre tracce del villaggio di Certaldo si ritrovano in epoca longobarda (VII/VIII secolo d.C.) quando appunto i popoli d’oltralpe cominciarono la loro discesa nella penisola italiana occupando pian piano, dalla zona padana, quelli che erano i territori della Tuscia (siamo negli anni in cui il re Longobardo assediò la città di Pavia e cioè fra il 569 e il 572) 12 . Secondo alcune fonti infatti i due torrioni semicilindrici inglobati nel tratto nord-est delle mura di cinta del paese (di cui quello ancora integro fa parte del Palazzo dei Vicari, mentre dell’altro poco distante si distinguono solo le parti basse del 9 GUIDO MACCIANTI, Vestigia etrusche nella Valdelsa, in «Miscellanea Storica della Valdelsa» (d’ora in avanti M.S.V.), a. II, n° 2 (1894), Castelfiorentino, Ed. Tipografia Giovannelli e Carpitelli, pp. 132-136; SOCRATE ISOLANI, Scoperta di tombe etrusche a Certaldo, in «M.S.V», a. XXXVI, n° 104 (1928), pp. 70- 71; ANTONIO MINTO, Certaldo, scoperta archeologica in località Poggio delle Fate, in “N.S.”, Roma, 1928, p. 418. 10 SILVIO PIERI, Toponomastica della valle dell’Arno, Roma, tipografia della Regia Accademia dei Lincei 1919, pp. 18, 22, 35. 11 BORGHINO BORGHINI, San Tommaso dai cento anni, ovvero a zonzo sul passato di Certaldo e dintorni, Certaldo, Grafiche Nidiaci, 1986, pp. 235, 236. 12 WILHELM KURZE, Studi toscani - storia e Archeologia, Società storica della Valdelsa, Castelfiorentino, 2002, p. 134.
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Il Palazzo Vicariale di Certaldo: evoluzione di un edificio pubblico attraverso modifiche, trasformazioni e restauri

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Informazioni tesi

  Autore: Filippo Gianchecchi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Architettura
  Corso: Architettura
  Relatore: Daniela Lamberini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 184

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