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Spirito e Polvere: Il Vitalismo nella poetica cinematografica di John Huston

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7 tramite la produzione medesima, e di oggetto, e non di compimento, di un’azione (del creare), è temporalmente e continuamente ripetibile e riproponibile, ri-creabile (almeno fin quando esisterà qualcuno in grado di adempiere ad essa, ossia l’uomo). Si ricordi, inoltre, che la creazione è parente dell’artificio. Il cinema è manifestazione finita di sostanza ed infinita di forma. Queste due procedure possono essere raggruppate nei seguenti modelli archetipici di pensiero:  Irrazionalità: poetica cinematografica, arte, vita.  Razionalità: tecnica, linguaggio, uomo, creazione, artificio 6 . Uno dei primi punti fissi da segnalare a proposito della poetica cinematografica è la sua capacità di racchiudere entrambi tali collimazioni figurali di riferimento, di essere razionale ed irrazionale allo stesso tempo. Un’utile chiarimento della linea sostenuta si può ricavare dall’osservazione di un mio espediente personale, che nient’altro è se non il racconto del primo incontro con la poetica cinematografica, dunque con l’immancabile svelamento a partire dal quale si sarebbe mosso l’interesse per l’argomento. Durante la visione del film Il Divo (Il Divo, Paolo Sorrentino, 2008), ebbi l’impressione, e nulla di più, a pelle, di colpo, che, ad un livello più retrospettivo e trascendentale, tra lo schermo e l’immagine che su di esso viene proiettata, si celasse, come deformazione unificante, nonché iconica di tutto il film, la forma trasfigurata di una Gabbia: nel film le uniche gabbie erano quelle delle celle in cui rinchiudevano i vari delinquenti; un po’ poco per pensare che il film parlasse di gabbie (o, preferendo, di prigioni/e). Infatti, i temi dell’opera erano altri: politica, potere, (in-)giustizia, Andreotti. Ma quel lapsus riempiva, sprezzante di ogni smentita, la policromia di tutti i pensieri che in quel momento mi sorgevano. Decisi, quindi, di fidarmi di questo mio istinto (l’irrazionalità), così generoso nel mostrarmi una diversa via al significato, e di imboccare quella strada con fiducia, cercando di dare razionalità e comprovata scientificità a tale “schiusura”, tramite la requisizione oggettiva e definita di palesi elementi, interni al film, che assicurassero una quanto minima validità della mia folgorazione. In un apparato base che assurge a rese euristiche, la poetica cinematografica si conforma come “ispirazione razionalizzata”. Qualcuno potrebbe chiedersi dove sia la novità; Sembra normale e comune, quando si affronta l’investigazione di un’oggetto culturale (anche se forse non per tutti, ma sicuramente 6 Dalla consultazione dell’opera di Luciano Anceschi, possiamo ricavare delle utili riformulazioni alle due nomenclature qui esposte: Eteronomia-Razionalità (attorniato e pressato dalle leggi, dedito all’agire pragmatico, attento all’esteriorità, all’istituzionale, decoroso) e Autonomia-Irrazionalità (privo di leggi, sciolto, libero, audace, scandalo), che rendono già più semplice l’interazione con la concettualità che si sta visionando: si pensi al mito di Antigone, dal contesto eteronomo ma con protagonista un’eroina autonoma.

Anteprima della Tesi di Enrico Caruso

Anteprima della tesi: Spirito e Polvere: Il Vitalismo nella poetica cinematografica di John Huston, Pagina 4

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Enrico Caruso Contatta »

Composta da 90 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.