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L'agente sotto copertura dall'istituzione alle prospettive di contrasto alla corruzione

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8 La caratteristica delle investigazioni sotto copertura è da sempre quella della eccezionalità dei casi nei quali è permesso ricorrervi, e ciò risulta evidente anche dal fatto che le norme riguardanti questo determinato tipo di indagini sono contenute in disposizioni extracodicistiche emanate per far fronte a reati particolarmente gravi. In virtù di ciò, possono essere individuate più tipologie di incaricati operativi all’interno dello stesso ambito, a partire dall’agente provocatore, per parecchio tempo l’unico mezzo che potesse, secondo la dottrina e la giurisprudenza, risolvere casi di particolare gravità. Nata in Francia, la figura dell’agente Provocatore ben presto prende piede in Russia, fino ad emergere nel suolo tedesco ed italiano, dalla metà del XIX secolo. La letteratura tedesca dà un’impronta importante per la definizione dello stesso, tanto da influenzare la dottrina italiana interessatasi per la prima volta a questo genere di investigazioni. 4 Il punto cruciale era costituito dalla concezione che l’agente compartecipasse moralmente alla commissione del reato, non con una finalità di profitto che di norma è conseguenza tipica dello stesso, ma con il desiderio di assicurare il criminale alla giustizia. Il concorso morale si ha infatti nel momento in cui il contributo del compartecipe si rivela sotto forma di impulso psicologico ad un reato materialmente commesso da altri. L’agente provocatore era quindi visto come un istigatore e il delitto veniva considerato un mezzo per ottenere la punizione del provocato. Tuttavia, nonostante fossero evidenti quali ragioni spingessero l’agente provocatore ad esercitare una condotta istigatrice nei confronti del reo, il nesso causale tra questa e il fatto tipico di reato era evidente al punto tale che gran parte della dottrina riteneva l’agente punibile a sua volta in qualità di compartecipe morale nell’esecuzione, poiché entrambi mossi dalla stessa intenzione delittuosa, ossia la realizzazione dell’illecito. Un’altra parte della dottrina, invece, focalizzava l’attenzione sull’obiettivo moralmente apprezzabile dell’agente provocatore, cioè la tutela dell’ordine pubblico e della comunità, perciò non poteva essere considerato punibile per l’assenza di dolo nella sua azione. 4 C. De Maglie, L’agente provocatore: un’indagine dommatica e politico-criminale, Giuffrè Editore, 1991.

Anteprima della Tesi di Greta Valeri

Anteprima della tesi: L'agente sotto copertura dall'istituzione alle prospettive di contrasto alla corruzione, Pagina 7

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Greta Valeri Contatta »

Composta da 153 pagine.

 

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