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Possibili interventi attuabili dall'infermiere per prevenire complicanze metabolico-alimentari in pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminali ematopoietiche

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Introduzione Il trapianto di cellule staminali ematopoietiche è una pratica sempre più diffusa come possibile soluzione alle patologie oncoematologiche, infatti si stima che solo negli Stati Uniti dal 2012 al 2020 questo tipo di pratica verrà raddoppiata (Majhail N. et al., 2012). Pertanto l’assistenza sanitaria, in particolare quella infermieristica, si dovrà sviluppare in questo campo in modo direttamente proporzionale per permettere di rispondere ai bisogni di assistenza infermieristica rispetto ogni dimensione, ovvero: biofisiologica, psicologica e socioculturale (Cantarelli M., 2003). Si ricorda che la persona sottoposta a tale trattamento è soggetta a molteplici problematiche, come il diabete metasteroideo causato ad esempio dalla terapia cortisonica, oppure il declino fisico che può giungere alla cachessia, cioè un estremo deperimento organico (De Defranchi B. et al., 2015), o ancora dalle infezioni indotte soprattutto dall’aplasia midollare, insufficienza funzionale temporanea del midollo osseo indotta conseguentemente al trapianto (Corradini P., Foà R., 2008). La volontà di analizzare questo tipo di argomento è nata dopo esser venuti a conoscenza della fragilità di questo tipo di persona, perciò si è iniziato a ricercare e, visionando alcuni studi, è stata osservata una certa varietà nelle procedure sanitarie atte a rispondere ai bisogni assistenziali (Bevans M. et al., 2009). Nello studio citato viene sottolineato che le procedure cliniche si basano generalmente su norme condivise e specifiche, fondate su linee guida autorevoli, ma con una datazione di quasi 20 anni (Centers for Disease Control and Prevention, 2000). Inoltre esistono delle variazioni in merito ai criteri e al tempo di inizio e fine di alcune pratiche cliniche come, ad esempio, la restrizione dietetica che può comportare risultati differenti (Brown M., 2010). È stata osservata una certa carenza in letteratura sulla gestione del rischio di sviluppare complicanze come il diabete metasteroideo, infatti ben il 26,8 % dei trapiantati trattati con terapia cortisonica sviluppano questo disturbo (Mazali L. et al., 2008). Quindi l’educazione sanitaria, oltre ad altri accorgimenti inerenti all’alimentazione, potrebbe avere un ruolo fondamentale nel prevenire tutti quei disturbi indotti dal trapianto o dalla stessa che si gravano ulteriormente su quest’ultima e di conseguenza sul metabolismo della persona (El-Ghammaz A.M.S. et al., 2017). Perciò l’intento di questo lavoro è quello di rispondere alla domanda: “attraverso quali interventi l’infermiere può prevenire le complicanze metabolico-alimentari in persone adulte sottoposte a trapianto di cellule staminali ematopoietiche?”. Per poter rispondere al quesito sono state scelte delle fonti recenti, quindi comprendenti un arco temporale inferiore ai 6 anni, ovvero gli articoli analizzati sono stati pubblicati al massimo nel 2011. Verranno presi in considerazione tutti gli studi che tratteranno il trapianto ematopoietico di cellule staminali senza escludere alcuna tipologia ed il campione dovrà essere composto solo da 1
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Informazioni tesi

  Autore: Matteo Gatti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi dell'Insubria - Como
  Facoltà: Scienze Infermieristiche
  Corso: Infermieristica
  Relatore: Nadia Rossotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 26

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Parole chiave

nutrition
education
diet
nurses
hematopoietic stem cell transplantation
infection

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