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L'immanenza dell'immagine nell'opera documentaria della regista Cecilia Mangini

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12 Capitolo primo: Il contesto storico 1.1 Cecilia Mangini Cecilia nasce a Mola di Bari il 31 luglio del 1927, da padre meridionale e madre della piccola nobiltà toscana. A sei anni, nel 1933, si trasferisce con la famiglia in Toscana per cercare fortuna, vista la crisi del Sud Italia che si aggrava dal 1929; cambiare casa e amici in giovane età significa per la regista perdere le poche certezze che si era costruita in Puglia, e approcciarsi ad un mondo completamente nuovo ed estraneo al Sud: la sicurezza perduta le verrà restituita in buona parte dalle istituzioni e dal fascismo, in quanto l’iscrizione alla scuola “Adelaide Cairoli” significa guadagnarsi la tessera del Partito Nazionale Fascista, giurare fedeltà e promettere di difendere il regime. La Mangini si ritrova in poco tempo occupata nelle molteplici attività che il Fascismo organizza per i ragazzi, dalle marce in divisa al ricevimento degli ambasciatori: la giovane viene travolta da un’atmosfera in cui tutti si sentono gratificati da un compito immenso, quello di proteggere e combattere per la patria, di conseguenza molti della sua generazione si sentono innocenti anche di fronte all’inizio della guerra. Sarà il conflitto a mettere in dubbio i valori fascisti dal momento in cui la regista ricorda la vita in quegli anni a Firenze, dato che il benessere viene presto sostituito dalla mancanza di acqua e di elettricità: sente in prima persona le tragedie avvenute alle sue compagne di classe, i cui genitori sono stati fucilati dai partigiani, che lei ricorda semplicemente come «ragazzi con i fazzoletti rossi su camicie rattoppate 2 ». La sua generazione, allevata al culto del fascismo, manipolata dai mezzi di propaganda quali il cinema, la radio, la stampa e i cui genitori avevano preferito il silenzio e l’accondiscendenza alla ribellione, si ritrova alla fine della guerra completamente svuotata di valori e con un passato da cancellare: è da questa esperienza che la regista rinasce grazie ad una nuova coscienza, che la porta ad una visione del mondo completamente contrapposta alla precedente. La sua intera esistenza, sia cinematografica che umana, consiste nel non ricadere nelle false promesse dei regimi totalitari o dei governi che in qualsiasi modo privino della libertà e dei diritti le persone. Questo percorso interiore è avvenuto soprattutto grazie al cinema. 2 Vannini Andrea, Grasso Mirko, Firenze, il cinema, la libertà, Conversazione con Cecilia Mangini, in Firenze di Pratolini, editore Kurumuny, collana Fotogrammi, 2007, p. 30
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L'immanenza dell'immagine nell'opera documentaria della regista Cecilia Mangini

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Informazioni tesi

  Autore: Claudia Ferrara
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Dams - Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Mirco Melanco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 79

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