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Gli stereotipi di genere nel mondo delle bambine

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7 donne poterono votare solo nel 1945, a seconda guerra mondiale ultimata, partecipando al referendum per la scelta istituzionale monarchia o repubblica e per l’elezione dell’Assemblea Costituente. La Costituzione garantiva l’uguaglianza formale tra i due sessi, ma di fatto la condizione effettiva della donna restava invariata. Dal 1963 2 alle donne è consentito rivestire tutte le cariche pubbliche. Nel 1962 le lavoratrici raggiungono la piena parità dei diritti rispetto ai lavoratori maschili e alla donna italiana vengono riconosciute le medesime capacità dell’uomo nell’ambito del diritto privato. Tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta, il femminismo riformista rivendica ed ottiene il rinnovamento del diritto di famiglia, la libertà di aborto, la possibilità di divorziare. Nel 1975, infatti, è andato in vigore il nuovo diritto di famiglia regolato da un’apposita legge 3 , per cui la posizione della donna giuridicamente e umanamente è diventata più sicura e stabile nell’ambito della famiglia e nei confronti del marito. Con questa nuova legge la patria potestà, cioè il diritto – dovere di educare i figli, spetta in misura uguale ad entrambi i genitori. Si è stabilito, così, il principio della perfetta uguaglianza fra i coniugi, che viene esteso anche all’amministrazione e al possesso dei beni materiali della famiglia. Un’altra legge, nel 1977 4 , ha sancito l’assoluta parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro, proclamando il divieto di qualsiasi discriminazione fondata sul sesso, come è vietata la disparità di retribuzione, la discriminazione nell’attribuzione delle qualifiche, delle mansioni e della progressione di carriera. Tale legge riconosce anche il diritto di assentarsi dal lavoro nonché il trattamento economico per la lavoratrice madre: diritto riconosciuto anche al padre lavoratore, quando i figli siano affidati solo a lui. Sebbene si sia raggiunta un’uguaglianza giuridica, la parità di genere rimane ancora lontana nella vita quotidiana a causa del retaggio della cultura patriarcale che è ancora oggi alla base della nostra società, la stessa cultura patriarcale che ha favorito il nascere e il perpetrarsi degli stereotipi di genere e del sessismo presenti e profondamente radicati 2 La proposta venne approvata con la legge 9 febbraio 1963 n. 66 che ha sancito l’Ammissione della donna ai pubblici uffici ed alle libere professioni. La legge era composta di soli due articoli: “Art. 1. La donna può accedere a tutte le cariche, professioni ed impieghi pubblici, compresa la Magistratura, nei vari ruoli, carriere e categorie, senza limitazione di mansioni e di svolgimento della carriera, salvi i requisiti stabiliti dalla legge. L’arruolamento della donna nelle forze armate e nei corpi speciali è regolato da leggi particolari. Art. 2. La legge 17 luglio 1919, n. 1176, il successivo regolamento approvato con regio decreto 4 gennaio 1920, n. 39 ed ogni altra disposizione incompatibile con la presente legge sono abrogati.” 3 Legge 19 maggio 1975, n. 151 ("Riforma del diritto di famiglia"). 4 Legge 9 dicembre 1977, n. 903 (“Parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro”)
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Gli stereotipi di genere nel mondo delle bambine

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Informazioni tesi

  Autore: Rachel Pignataro
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze politiche, economiche e sociali
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Luisa Maria Leonini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 43

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