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Notre-Dame de Paris: oltre il musical

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8 in Broadway Babies Say Goodnight! nota come nel 1936 George Balanchine – con On Your Toes – fu il primo membro di una produzione di Broadway ad aver richiesto che il suo lavoro venisse descritto come “coreografia di…” e non come “balletto di…” 8 . Steyn pone l’accento sulla relativa importanza del ballo nel mondo del musical di Broadway fino a quel momento: Balanchine spianò la strada a registi/coreografi come Jerome Robbins, Michael Bennett e Bob Fosse. Il termine ‘coreografia’ deriva dal greco khoréa (danza) e gráphō (scrivo) e significa letteralmente “scrittura della danza”. In linea generale il termine si riferisce alla composizione di un ballo, che non consiste nell’assemblare banalmente dei passi bensì nel crearne una struttura che sia metodicamente pensata, provata ed eseguita. In questo senso si può prendere in esame il brano “Choreography” di Irving Berlin nel film White Christmas 9 . Il brano si apre con un gruppo di donne – tutte pettinate con coda di cavallo e abiti grigi – che ballano circondando un ballerino (Danny Kaye) stretto in abiti attillati e berretto neri. La musica è dissonante e penetrante, così come i movimenti delle donne sono asimmetrici e i loro sguardi sono al tempo stesso angoscianti e vuoti. Kaye esordisce con la sua canzone dall’accento snob e qualche secondo dopo la fine del brano, una donna dalla gonna cortissima e fucsia e scarpe da tip tap (Vera Ellen) si cala dall’alto dell’inquadratura mostrando all’inizio le sue gambe pressoché nude. Il gruppetto guarda la donna con uno sguardo misto di orrore e meraviglia. Alla comparsa della sua intera figura un altro personaggio si unisce a lei: un ballerino di tip tap dal completo bianco (John Brascia). In questo numero la coreografia non è solo un insieme di passi di danza, ma è a tutti gli effetti funzionale al racconto della storia. In questo caso coreografia e costumi sono determinanti. Vera Ellen risulta una macchia di colore acceso comparata agli abiti grigi e neri del coro: da una parte questo giustifica le espressioni incredule del gruppo di donne – che vedono probabilmente la ragazza come fosse un oggetto proveniente da un altro pianeta – e dall’altra permette di creare un paragone visibile tra due diverse tipologie di femminilità. Qui tutto è ridicolizzato: le espressioni facciali, l’accento di Kaye, gli abiti e persino le spettacolari entrate ad effetto dei personaggi (Brascia fa la sua entrata con un salto dal basso). Senza tutti questi elementi e con il solo testo Berlin non avrebbe certamente saputo mettere in piedi un racconto che fosse altrettanto efficacemente comunicativo. 10 1.2 La struttura del musical L’architettura del musical moderno è riconducibile convenzionalmente all’Età d’Oro 11 del musical e in particolar modo alla prima di Oklahoma! nel 1943, dove – riprendendo le innovazioni del precedente capolavoro di Jerome Kern, Show Boat – canzoni e danze sono completamente integrate nel tessuto della trama per la prima volta. Il tipo di struttura inaugurato da Rodgers e Hammerstein è rimasto tuttora invariato, con qualche sporadica eccezione nelle produzioni degli ultimi decenni. 1. Overture 8 MARK STEYN, Broadway Babies Say Goodnight: Musicals Then and Now (Routledge, New York, 2000), p. 179 9 White Christmas, diretto da Michael Curtiz e coreografato da Robert Alton (Paramount Pictures, Los Angeles, 1954) 10 ZACHARY A. DORSEY, “Dance And Choreography” in The Oxford Handbook of the American Musical (Oxford University Press, New York, 2011), p. 335-346 11 Per approfondimenti vedi capitolo 3 “Lo sviluppo del musical in America”
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Notre-Dame de Paris: oltre il musical

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Informazioni tesi

  Autore: Donatella Boschetti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Accademia Costume & Moda
  Facoltà: Design e Arti
  Corso: Costume e Moda
  Relatore: Lina Vito
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 142

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