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I disturbi del comportamento alimentare: una visione d'insieme

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9 la bulimia nervosa sarebbero delle sindromi culturali, scoperte o forse inventate alla fine dell’Ottocento, ma propriamente medicalizzate solo nei nostri anni. A chi avverte il fascino e la suggestione di una simile lettura del fenomeno, è possibile che rimanga qualche perplessità: ogni comportamento di malattia presuppone l’adesione ad un modello culturale-sociale del quale vengono assimilate le regole che poi la malattia traduce. In forma più o meno latente, più o meno implicita, l’ammalarsi si configurerebbe allora come un processo d’apprendimento. Perché non supporre che un’epidemia culturale sia data dal reciproco influenzarsi delle menti verso l’attivazione di determinati schemi di pensiero e di comportamento, quasi una matrice mentale comune ed immateriale fosse in grado di orientare o di entrare in risonanza con la sensibilità del singolo? E se il pensiero non fosse un’identità stanziata nell’individuo, bensì un discorso tra mente e mente, che oltrepassa i confini individuali, anche se solo attraverso le elaborazioni del singolo a noi è dato di accostare? Forse non spetta a noi decidere quale soluzione sia la migliore, forse non si tratta neanche di alternative, ma di ipotesi compresenti e complementari, la cui verità non è né maggiore né minore rispetto a quella che siamo disposti a riconoscere loro (Faccio, 2001). 1.2 L’astinenza dal cibo ed i suoi diversi significati nel tempo Quando la scarsità delle risorse rendeva le persone accorte e parsimoniose nel consumo del cibo, custodito come bene prezioso e quindi mai oggetto di rifiuto, coloro che volontariamente se ne astenevano venivano considerati come essere strani ed in un certo senso sospetti. In un epoca dove l’unico principio esplicativo della realtà era il Divino, ogni fenomeno che si sottraesse ad un’immediata comprensione di natura terrena veniva ricondotto alla trascendenza, o in senso positivo, oppure negativo: poteva essere effetto della volontà di Dio o effetto della sua assenza. Nel mondo del Sacro l’astinenza dal cibo era intesa come pratica purificatrice che elevava lo spirito al di sopra dei bisogni della carne, un modo per patire come Cristo, per essergli più vicini, per nutrirsi del suo stesso “cibo spirituale”. Viceversa, la dimostrazione di forza che la digiunatrice faceva propria pareva attingere ad un’onnipotenza non umana, dis-umana, era il segno inquietante dell’intervento di forze demoniache.

Anteprima della Tesi di Giuseppina Barra

Anteprima della tesi: I disturbi del comportamento alimentare: una visione d'insieme, Pagina 5

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Giuseppina Barra Contatta »

Composta da 232 pagine.

 

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