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La figura del fanciullo nel romanzo europeo del XIX secolo

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10 consisteva nel crescerli fino all’età in cui era possibile rispedirli in strada e, il più delle volte, affidati a bottegai e piccoli commercianti per poter imparare un mestiere e guadagnarsi da vivere da soli. Una vita simile attendeva i bambini nati in famiglie già numerose e composte, normalmente, solo dalla madre e qualche fratello poiché i padri, in un periodo in cui la Gran Bretagna era spesso impegnata in guerre, erano morti o in battaglia; questi bambini venivano presto spediti dove c’era bisogno di forza-lavoro e il loro misero guadagno doveva servire a sostentare la famiglia. C’erano anche casi in cui i bambini venivano venduti dai genitori ai negozianti e bottegai per poter avere un ricavato con cui poter sopravvivere. I bambini che si trovavano a vivere con i loro datori di lavoro avevano un misero vitto e un angusto alloggio in cambio delle loro prestazioni; i giovani lavoratori vivevano e dormivano in spazi molto stretti e spesso condividevano quelle misere superfici con altri bambini apprendisti come loro. In questo contesto è chiaro che i bambini delle classi popolari penetravano nel mondo degli adulti molto più in fretta di quanto succedeva ai bambini delle famiglie agiate. Il piccolo lavoratore non possedeva giocattoli e se ne aveva era per eredità da altri bambini (che lasciavano i giocattoli più vecchi e malconci) o perché se li costruiva da sé. La strada, per questi minori, era l’unico luogo in cui potevano sfogare la loro giovane età, nei pochi momenti in cui non erano impegnati nel lavoro, e lo facevano ritrovandosi tra di loro e organizzando delle vere e proprie bande di giovanissimi. Ciò che la legge inglese cercò di limitare era l’impossibilità, anche per i bambini lavoratori, di andare a scuola poiché l’ignoranza era considerata la base su cui cresceva la delinquenza e l’ozio e, per questo motivo, sin dal 1830, vennero avviate delle leggi sull’istruzione minorile obbligatoria, gli Education Acts. Particolarmente importante è quello del 1870 che rese obbligatoria l’istruzione primaria. Le scuole caritatevoli in cui i bambini proletari imparavano a leggere e a scrivere erano organizzate in modo da lasciare il tempo ai ragazzi di lavorare e, inoltre, erano un luogo in cui i proprietari di bottega, i commercianti e gli artigiani che cercavano apprendisti, aiutanti e garzoni potevano trovare manodopera preparate. Un grave problema legato all’impiego dei bambini nel duro mondo del lavoro era la crescita della mortalità infantile: i bambini, infatti, malnutriti e impossibilitati a sottoporsi alle cure necessarie, spesso si ammalavano di scarlattina, di morbillo e di altre malattie infettive (a causa delle pessime condizioni igieniche in cui si trovavano) che in quelle condizioni così disagevoli risultavano mortali; accadevano spesso incidenti sul luogo di lavoro poiché l’ ambiente lavorativo era privo di norme di sicurezza, in particolare si registravano fatali incidenti coi bambini che lavoravano nelle miniere o che erano impiegati come spazzacamini.
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La figura del fanciullo nel romanzo europeo del XIX secolo

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Informazioni tesi

  Autore: Giada Rambaldi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere
  Relatore: Vanessa Pietrantonio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 54

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