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Il razionamento del credito in italia durante la crisi finanziaria

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7 Cominciò così ad emergere una nuova idea di curva d’offerta, non più monotona rispetto al tasso d’interesse, ma crescente in un intervallo e decrescente in un altro, dal momento che per valori crescenti del tasso, cresce la probabilità d’insolvenza associata al prestito, con la conseguente possibile diminuzione del rendimento atteso della banca. Parallelamente, studiosi come Keeton e Baltensperger fornirono definizioni del fenomeno e ne indentificarono differenti tipologie. Nel 1978, Baltensperger scrisse che il razionamento del credito si verifica quando il tasso si trova permanentemente sotto il suo livello d’equilibrio, decretando la presenza di un eccesso di domanda, nonostante sia soddisfatto il requisito di razionalità del lender, o, altresì, quando il prenditore di fondi si mostra disposto a pagare il prezzo stabilito e ad accettare tutte le altre condizioni del contratto di prestito, ma non lo ottiene. Keeton, nel 1979, distingue due tipi di razionamento: del I tipo, quando una parte o tutti coloro che hanno richiesto il prestito lo ricevono ma in ammontare inferiore a quello desiderato (nonostante disposti a pagare il prezzo di mercato); del II tipo, quando alcuni clienti, del tutto indistinguibili da altri, non ricevono il prestito, sebbene disposti a pagare un tasso superiore a quello vigente e ad accettare tutte le altre condizioni del contratto (non- price elements). 2. La teoria di Hodgman ed il modello Jaffee-Modigliani Numerose sono le teorie che, dagli anni Sessanta in poi, sono state sviluppate per “endogenizzare” il fenomeno del razionamento e includerlo nella funzione di comportamento delle banche. In particolare, il primo economista che tentò di superare la spiegazione esogena del razionamento fu Hodgman, nel 1960, il quale sosteneva che fosse erroneo considerare il razionamento come un fenomeno temporaneo e influente solo nel breve periodo, messo in atto dagli istituti di credito al solo fine di condurre ad un generale aumento del tasso d’equilibrio (e conseguentemente una mera azione finalizzata alla massimizzazione del profitto). Il punto di partenza dell’economista americano è l’esistenza del rischio d’insolvenza connesso ai prestiti concessi, e, in particolare, la probabilità d’insolvenza che diviene prossima all’unità (certezza dell’evento) per ammontari superiore ad una certa soglia. In questo caso, la conformazione della curva di offerta dei prestiti, per taluni clienti, diviene inelastica rispetto al tasso d’interesse. Infatti, per determinate somme di prestiti, il rischio diventa tale che un aumento del tasso applicato dalla banca non compensa l’entità della perdita attesa stimata e rende “inappetibile” la concessione del credito. È il caso di rendimenti marginali decrescenti degli investimenti.
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Il razionamento del credito in italia durante la crisi finanziaria

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Informazioni tesi

  Autore: Enrica Panzanaro
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi del Salento
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economiche
  Relatore: Giorgio Colacchio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 45

FAQ

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