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L'evoluzione del Gruppo Fiat dal 2000 al 2016: dalla crisi alla fusione con Chrysler

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8 Nel 1939 a Torino viene inaugurato lo stabilimento Mirafiori e nello stesso anno Vittorio Valletta diventa amministratore delegato di Fiat. Con l’entrata in guerra la Fiat deve convertire la sua produzione a fini bellici, per tale motivo l’azienda è costretta a una drastica riduzione della produzione di automobili e all’aumento della produzione di camion, ai quali si aggiungono mezzi corazzati, aeroplani e motori marini. Il 16 dicembre 1945 muore Giovanni Agnelli, e la presidenza viene assunta da Vittorio Valletta, già amministratore delegato della Fiat. Dopo la fine della guerra riprende la produzione di automobili in grandi volumi, accanto alle produzioni di veicoli pesanti come autocarri, autobus, trattori, aeroplani e automotrici. Nel 1949 il numero dei dipendenti della Fiat supera le 71 mila persone, numero che nei decenni successivi sarà triplicato. In dieci anni (dal 1949 al 1959) i dipendenti dell’azienda torinese arrivano a 85.000, e la produzione di automobili è sestuplicata, si passa dalle 71.000 vetture all’anno del 1949 alle 425.000 del 1959. Gli anni Cinquanta sono caratterizzati dall’ampliamento dello stabilimento torinese di Mirafiori e dall’apertura di nuove fabbriche all’estero: Sudafrica, Turchia, Jugoslavia, Argentina e Messico. Nel 1966 l’avvocato Giovanni Agnelli (detto Gianni), nipote del fondatore, diventa presidente della società. Sempre nello stesso anno, Fiat raggiunge un importante accordo con la Russia, per la realizzazione di uno stabilimento a Togliattigrad. Nel 1967 scompare l’ex presidente e amministratore delegato Vittorio Valletta, e se ne va così un altro pezzo di storia di Fiat. Dal 1969 al 1972 l’azienda subisce un calo della redditività, e nel 1973 entra in una situazione di tensione finanziaria, che nel 1974 peggiora ulteriormente, a causa del basso livello di saturazione della capacità produttiva (65% del totale). L’azienda si trovò quindi a dover fronteggiare un fabbisogno finanziario imprevisto, pari al 127% di quello programmato. Da qui l’esigenza di aumentare l’indebitamento: nel 1973 era pari a 168 miliardi di lire, mentre nel 1976 sale a 764 miliardi. Inoltre nel 1974 l’indebitamento a breve termine rappresentava il 60% del totale dei debiti finanziari, incidenza che nel 1972 era inferiore all’1%. 5 5 fonte: “Il caso Fiat. Una strategia di riorganizzazione e di rilancio”, Giuseppe Volpato, Isedi, pag. 195
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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Venturelli
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Economia
  Corso: Direzione e consulenza di impresa
  Relatore: Cinzia Parolini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 150

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