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Monitoraggio della biodiversità marina delle scogliere coralline del Mar Rosso svolto in collaborazione con volontari. Valutazione della qualità dei dati

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4 poiché il corallo dipende dalle alghe simbionti per il 95% del fabbisogno energetico (Muscatine, 1990), il coral bleanching può causare la morte di questi organismi (Guldberg et al., 1999). Un altro esempio ci viene fornito dall’aumento del diossido di carbonio rilasciato in atmosfera e derivante da attività umane, che si relaziona ad un aumento del medesimo disciolto nelle acque marine: questo causa una forte acidificazione rispetto a quanto osservato nei dati degli ultimi 300 milioni di anni (ad esclusione di fenomeni rari ed estremi. Caldeira et al., 2003; Sabine et al., 2004). Questa acidificazione delle acque compromette la capacità del corallo di calcificare e riduce la sua competitività rispetto a organismi marini non calcificanti e in concorrenza per le medesime nicchie ecologiche (Kuffner et al., 2008). Fenomeni globalmente diffusi come quelli indicati costituiscono meccanismi di negatività interagenti che, nel tempo, possono portare al declino delle barriere coralline (Pinzòn et al., 2015). Da migliaia a milioni di anni dovrebbero passare prima che questi complessi di origine biotica ritrovino un naturale equilibrio (Veron et al., 2009) e questa importante risorsa non sopravvivrà se non si interviene rapidamente su vasta scala spaziale e temporale (Pandolfi et al., 2003). Si necessita, quindi, di notevoli sforzi per prevenire la perdita di biodiversità e limitare l’impatto dei cambiamenti climatici (Sharpe e Conrad, 2006). Per raggiungere questo obiettivo è necessario rilevare la distribuzione delle specie e registrarne le variazioni nel tempo (Brotons et al., 2007), in particolare rilevando specie indicatrici correlabili a particolari condizioni (malattie, inquinamento, competizione, stress antropico, ecc..) poiché idonee a sopravvivervi. Utilizzare questi indicatori può fornire vantaggi significativi rispetto a misure dirette della qualità ambientale (Lindenmayer e Likens, 2011), che forniscono solo un’indicazione coincidente ad una singola unità di spazio e tempo senza evidenziare tendenze, ovvero dati ben più utili nella gestione delle specie minacciate (Joseph et al., 2006) e recanti informazioni sia sulle conseguenze di eventi acuti che sulle manifestazioni di tossicità cronica. Riversamenti di terreno, inondazioni e risospensione di sedimenti durante forti venti sarebbero fenomeni non rilevabili senza una misurazione tempo-integrata dei cambiamenti nella qualità ambientale delle barriere coralline (Cooper et al., 2009), e non vi sarebbero prove utili e riscontri obiettivi da utilizzare in sede decisoria nell’ambito del sistema “Red List International Union for Conservation of Nature” (IUCN; Joseph et al., 2006). In conclusione, un monitoraggio a larga scala è dunque basilare. I notevoli sforzi necessari per prevenire il deterioramento degli ecosistemi naturali in luogo di una forte perdita di biodiversità sono generalmente poco sostenuti dalla agenzie governative a causa di mancanza di fondi, dati dai tagli alla spesa pubblica. Esiste, quindi, un gap troppo invalidante tra il monitoraggio e la gestione (Sharpe e Conrad, 2006). Per ovviare agli oneri economici di un monitoraggio ambientale ad ampio raggio spazio-temporale si può utilizzare una metodologia di lavoro basata sulla collaborazione tra scienziati e volontari, che contribuisca, inoltre, ad avvicinare scienza e cittadini, creando i presupposti per una maggiore consapevolezza ambientale nella società (Goffredo et al, 2004; 2010; Dickinson et al, 2010; Conrad e Hilchey, 2011; Branchini et al., 2015).
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Informazioni tesi

  Autore: Marco Davoli
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze Biologiche
  Relatore: Simone Branchini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 55

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scuba diving
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