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Lo standard di ragionevolezza

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10 Qualcuno 10 ha messo in evidenza come nel diritto romano ed intermedio la ragionevolezza rileva principalmente come criterio interpretativo. In modo particolare, si fa riferimento, nelle fonti, all’opinione del giurista Celso relativa ad un problema di competenza territoriale e ad un altro parere concernente l’interpretazione di una disposizione testamentaria. Altre tracce di questa considerazione le si rinvengono in Ulpiano e Pomponio. Quest’ultimo, in particolare, utilizza il concetto di rationabilitas con riferimento all’interpretazione di un contratto. Il termine rationabilitas, però, non coincide perfettamente con l’espressione “standard di ragionevolezza”, per una duplice ragione. La prima è che solo negli ultimi tempi si è parlato di standard con riferimento alla ragionevolezza, mentre nella riflessione giuridica che parte dagli anni Cinquanta e che ancora oggi permane nello studio di tanti giuristi 11 , è ancora aperto il dibattito sul posto che questo concetto occupa nelle categorie dogmatiche che sono più familiari alla nostra tradizione – si pensi ai concetti di clausola generale, concetto indeterminato, principio. La seconda ragione è esposta in maniera efficace e sintetica da Silvia Zorzetto nel suo saggio “La upon the reciprocal regard for the interests of other – even particularly those others holding different moral, religious, and political point of view”. Nello stesso articolo, l’Autore spiega come ragionevole sia ciò che il popolo (the group) ritiene sia tale in un dato momento storico. L’esempio che pone è quello della società spartana: ogni anno, gli efori (governanti e membri delle magistrature spartane) dichiaravano una simbolica guerra agli iloti (schiavi e soggetti destinati ai lavori agricoli) per formalizzare lo stato dei rapporti tra le due classi. In quei giorni era lecito commettere aggressioni e torture nei confronti degli iloti senza che questo comportamento venisse considerato riprovevole. Al contrario, questi erano atti considerati “ragionevoli” al fine di raggiungere l’obiettivo di creare una città-stato potente ed in salute. Non a caso, la società spartana è considerata dagli studiosi di Law and Economics per queste ed altre regole che potremmo definire “efficientistiche”. 10 E. NALLI, Sui fondamenti romanistici del diritto europeo in materia di obbligazioni e contratti, in Annali della Facoltà Giuridica dell’Università di Camerino, vol. 2, 2013, p. 6. 11 Sul punto, si vedano anche S. TROIANO, La ragionevolezza nel diritto dei contratti, Padova, Cedam, 2005, p. 48 e ss., il quale si interroga per rispondere al quesito se la ragionevolezza possa o meno essere intesa come “concetto giuridico indeterminato” o come “clausola generale”; G. PERLINGIERI, op. cit., p. 114, il quale asserisce che, stante l’impossibilità “di concepire concetti e nozioni isolatamente” e di equiparare o sovrapporre la ragionevolezza alle tradizionali clausole generali, la ragionevolezza può allora essere un “criterio utile per l’interpretazione e la concretizzazione delle c.d. clausole generali”. In un altro articolo, successivo alla monografia di cui sopra, S. TROIANO, Ragionevolezza e concetti affini: il confronto con buona fede ed equità, in Obbligazioni e contratti, Torino, Utet, 2006, p. 692, l’autore osserva che “se è vero che la ragionevolezza non si identifica né con la buona fede né con la diligenza (…) si può affermare che essa costituisce una componente di riequilibrio che opera all’interno della buona fede e della diligenza e in funzione complementare ad esse”.
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Lo standard di ragionevolezza

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Informazioni tesi

  Autore: Giovanna Pennacchio
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi del Sannio
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Camilla Crea
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 118

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Parole chiave

riforma
armonizzazione
ragionevolezza
draft common frame of reference
code civil
ordonnance

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