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Musica e Interculturalità a scuola

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ne limita l’espressione sin dall’infanzia. Così, si genera nell’animo umano molta insensibilità. Tagore denuncia il fine utilitario della scuola che favorisce il culto del profitto anziché la curiosità del ricercatore: «Nella scuola il successo consiste nell’ottenere i punti più alti, sapendo il meno possibile. Questa è una forma di deliberata slealtà verso la verità, di disonesta intellettuale, di folle inganno da cui la mente viene incoraggiata a derubare se stessa. E’ fallace l’educazione che conduce al guadagno e all’ambizione, invece che al desiderio di apprendere, ed è corruttrice la promessa di dare agio e potere a chi ottiene certificati, come se la ricompensa fosse più importante del sapere stesso 24» . La studente che esce dalla scuola sa ripetere a memoria ma manca di forza di pensiero, di immaginazione e di sensibilità nei confronti degli altri. Tale soggetto sarà la fonte di disunioni e competizioni intorno a sé perché non è stata coltivata l’apertura relazionale; rimane chiuso in se stesso: «chiudersi in se stessi equivale ad estinguersi, mentre il realizzarsi negli altri si risolve nel rivelare se stesso 25 ». La colpa della scuola è quella di aver tolto la responsabilità di essere se stessi. La conseguenza di tali modalità di concepire la scuola, il suo fine prevalentemente utilitaristico e volto all’accumulo di ricchezze esteriori, si ripercuote negativamente nella società: «Una società dominata da avido spirito commerciale affievolisce i vincoli spirituali tra gli uomini. La ricchezza è il carro di una tale società e il ricco ne è il conducente; il carro è tirato dalla gente comune, che ad esso è legata da robuste catene, e il rumore che produce avanzando è considerato segno del progresso della civiltà. Questa marcia trionfale del dio dell’acquisto della ricchezza non porta gioia agli esseri umani, poiché non sentono alcun vero rispetto. Gli uomini se sono uniti soltanto da un vincolo esteriore, si ribellano, come chiaramente si può vedere nella rivoluzione sociale che tutt’ora rende oscuro il cielo europeo 26 ». Va modificato il modo in cui apprendiamo in vista di uno sviluppo globale e non parziale dell’essere umano. Chi apprende dovrebbe apprendere le cose dall’interno e attraverso, per così dire, “la propria pelle”: utilizzando la riflessione, l’osservazione e la sperimentazione. L’uomo apprende veramente se tutto il suo essere è coinvolto. Bisogna incoraggiare la libera espressione anche a costo di riguardare i nostri stessi ideali d’insegnanti. Non bisogna forzare l’allievo che non senta di voler apprendere qualcosa: «Quando iniziai la mia scuola, risultò che i miei ragazzi non amavano la musica, cosicché a principio non impegnai alcun maestro di musica e non li forzai ad apprenderla. Davo semplicemente l’opportuna possibilità a quelli di noi che avevano attitudini musicali. Questo sortiva l’effetto che i ragazzi inconsapevolmente si formavano l’orecchio musicale. Quando poi a poco a poco la maggior parte mostrò forte inclinazione e amore per la musica, e mi accorsi che sarebbero stati disposti a sottoporsi ad un insegnamento formale, allora procurai loro un insegnante di musica» 27 . 24 Idem. p. 60. 25 Idem. p. 79. 26 Idem. p. 77. 27 Idem, p. 111. 13
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Musica e Interculturalità a scuola

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Informazioni tesi

  Autore: Ginevra Abrignani
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Pedagogia
  Relatore: Paola Di Nicola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 67

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scuola
musica
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tagore
la musica negli ordinamenti scolastici in italia

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