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Sensorialità autistica: una singolare esperienza del mondo. Comprendere il profilo di funzionamento sensoriale per progettare l'iter psicoeducativo

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5 descrizione di 11 bambini con similarità comportamentali nel 1943 dove ha introdotto il termine di early infantile autism. Il professor Cuva, sempre in una lezione svoltasi nel corso del Master, ha dato questa definizione: “L’autismo è un disturbo del neuro-sviluppo biologicamente determinato che si traduce in un funzionamento mentale atipico che accompagna il soggetto per tutto il suo ciclo vitale” riferendosi alle linee guida SIMPIA, 2004. Cuva ha anche sottolineato che il termine autismo nasce dalla psichiatria con Bleuler come uno dei sintomi chiave della schizofrenia per sottolineare che, nonostante ora le cose siano molto cambiate, bisogna tener sempre presente che è un argomento così complesso anche perché oscilla tra disabilità e follia. Il quadro clinico dell'autismo viene definito usando criteri comportamentali. Si può misurare solo attraverso espressioni esterne che sono un gruppo molto variabile di sintomi e comportamenti e che sono influenzati da fattori multipli genetici e epigenetici come l'educazione; l'ambiente; e le abilità individuali. Lo spettro quindi è molto ampio ed eterogeneo. Non solo varia in termini di sintomi ma anche di severità. Da una parte ci sono le persone autistiche a basso funzionamento che hanno comportamenti problema auto-lesivi, vivono in uno stato costante di ansia e paura, e non possono esprimersi attraverso il linguaggio o altri mezzi di comunicazione. Dall'altra parte ci sono le persone con autismo ad alto funzionamento e fieri di esserlo perché lo considerano un altro tipo di identità, e allo stesso tempo anche una disabilità (Solomon, 2012). La tensione tra identità e malattia non è esclusiva all'autismo ma, in questa condizione, il conflitto è particolarmente estremo. Per alcuni genitori e persone autistiche, l'idea che l'autismo non sia un'avversità potrebbe essere un insulto alla loro sofferenza; altri concepiscono la condizione in termini più positivi come una ricca differenza. Per esempio, attivisti sostenitori della neurodiversità come Jim Sinclair, Jim Sinclair, Ari Ne’eman, Camille Clark, Amanda Baggs e altri rigettano l'etichetta e ogni tentativo a trovare interventi finalizzati a curare l'autismo (Autism Speaks; Solomon, 2012). Riguardo a questo problema, Jim Sinclair (1993) afferma: “L'autismo è un modo di essere, è pervasivo". Quindi, non può essere sradicato perché si sradicherebbe la persona stessa. Anche John Elder Robinson (2007) ha una posizione simile: “la cura può è essere la malattia stessa, quando porti via quello che è percepito come sbagliato puoi togliere anche il dono di quella persona". Sulla stessa linea ma in termini più delicati, Roy Richard Grinker afferma: "L'autismo è meno una malattia che va nascosta che una disabilità che va accomodata; è meno uno stigma, che fa sfigurare una famiglia che una variazione dell'esistenza umana" (Grinker, 2007). Io mi trovo d'accordo con Simon Baron-Cohen che crede che: "L'autismo è sia una disabilità che una differenza. Noi dobbiamo trovare il modo per alleviare la disabilità e allo stesso tempo rispettare e valorizzare la differenza." (Research Autism, 2015). Inoltre, più studio e lavoro con persone autistiche più mi
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Informazioni tesi

  Autore: Veronica Boniotti
  Tipo: Tesi di Master
Master in Metodologie di intervento educativo per soggetti con Disturbi dello Spettro Autistico
Anno: 2018
Docente/Relatore: Stefano Cainelli
Istituito da: Università degli Studi di Trento
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 75

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Parole chiave

autismo
intervento
neurofisiologia
neuroscienze
sensorialità
profilo sensoriale
feuerstein
disturbi dello spettro autistico
dir-floortime
psicoeducativo

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