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I beccai dell'area subalpina medievale. Economia, potere lavoro.

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Un timido tentativo di ripresa tra gli anni '60 e gli anni '80 è frustrato dalle ondate pandemiche successive, 29 portando così la decompressione della popolazione ai massimi livelli nei primi due decenni del XV secolo. 30 Analizzando ora più nello specifico le singole località che interessano il mio studio, si può, come hanno fatto Maria Ginatempo e Lucia Sandri, catalogarle in tre fasce di grandezza, in un'ipotetica scala decrescente. La Chieri di inizio XVI secolo è molto popolosa, relativamente alla media della regione: 31 i catasti del 1311 e del 1329, registrano rispettivamente 2057 e 2126 fuochi (8.000-10.000 abitanti circa), che progressivamente si dimezzano fino al 1416 (censimento sotto i 1000 fuochi, circa 4.500-5.000 abitanti). 32 Sullo stesso gradino si può porre anche Asti, nonostante la perdita dei catasti: nel primo Trecento si contano oltre 10.000 abitanti, livello che crolla forse fino ai 6.000 del secolo successivo. 33 Queste le città più grandi, ma meno numerose, mentre il maggior numero di centri studiati (dei quali pertanto sono disponibili dati precisi 34 ) è di medie dimensioni. Il borgo di Savigliano è uno di questi, anche se, a cavallo tra XIV e XV secolo registra una riduzione dei fuochi del 15%, «che scendono da 825 a 699». 35 Il numero di fuochi permette di stimare quello degli abitanti tra i 3.500 e i 3.800: Savigliano, prima della peste, può essere paragonata a Bra, che nel 1337 conta 3.500 anime. 36 Un altro centro che può essere posto in questa fascia intermedia è Torino, civitas e sede episcopale, che ospita 2.500-3.000 abitanti mentre infuria l'epidemia (catasto del 1349-50), ma ne risente più che altro a inizio XV secolo, passando dagli 800 fuochi del 1391-93 ai 625 del 1415: sorte simile a quella di Savigliano. 37 Sempre sullo stesso piano si trova Ivrea, dotata anch'essa dello statuto di civitas, 38 che però patisce 29 COMBA, La popolazione in Piemonte, cit., p. 69: «epidemie degli anni [1348-50], 1360-63, 1383-86, 1398-1401, 1419-22». 30 COMBA, La popolazione in Piemonte, cit., pp. 42-53. 31 «caratterizzata [ai primi del '300] da un'estesa urbanizzazione sia pure ferma a livelli medi e medio piccoli.», GINATEMPO, SANDRI, L'Italia delle città, cit., p. 66. 32 GINATEMPO, SANDRI, L'Italia delle città, cit., p. 63. Chieri non è civitas de iure, ma de facto, grazie alle proprie funzioni economiche e commerciali. 33 GINATEMPO, SANDRI, L'Italia delle città, cit., p. 64. 34 Si parla di catasti, «conti di castellanie» e «sussidi» straordinari ai Savoia, cfr. GINATEMPO, SANDRI, L'Italia delle città, cit., p. 61. 35 COMBA, La popolazione in Piemonte, cit., p. 68. 36 B. DEL BO, Esiti demografico-economici dei centri di fondazione medievale dell'Italia centro- settentrionale, in Fondare abitati in età medievale. Successi e fallimenti, a cura di F. PANERO, G. PINTO, P. PIRILLO, Firenze 2017, pp. 45-60, cfr. tabella a p. 49. 37 GINATEMPO, SANDRI, L'Italia delle città, cit., p. 65. 38 Ivrea si può definire città, così come Torino, per «la presenza tra le sue mura del vescovo», cfr. A. I. PINI, Città, comuni e corporazioni, Bologna 1994, p. 16. 8
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I beccai dell'area subalpina medievale. Economia, potere lavoro.

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Informazioni tesi

  Autore: Matteo Biemmi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Storia
  Relatore: Beatrice Del Bo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 172

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