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Studio sulle risposte allo stress termico in differenti popolazioni mediterranee ed atlantiche di Cymodocea nodosa (Ucria) Ascherson

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declino. In studi di simulazione su popolazioni di Zostera marina Linnaeus (Bergmann et al., 2010; Winters et al., 2011) è stato evidenziato che i declini e danni fisiologici per temperature elevate su tale specie sono associati ai recenti picchi di calore nell'Europa centrale come quello della durata di 3 settimane durante l'estate del 2003. Sebbene gli esperimenti sull'adattamento termico dei sistemi terresti siano numerosi, le informazioni relative agli ecosistemi marini sono scarse e si concentrano soprattutto su animali ectotermi e coralli, come ad esempio sul bleaching dei coralli e sulla mortalità del reef. Risulta evidente la necessità di studi su altri organismi marini anche in considerazione del fatto che questi ultimi, sebbene utilizzino lo stesso repertorio di geni, possono reagire in modo molto diverso allo stress termico rispetto a quelli terrestri. L'acqua possiede una capacità termica maggiore di quella dell’aria, per cui gli aumenti di temperatura avvengono lentamente ma persistono per più tempo (Bergmann et al., 2010; Hernàn et al., 2017). Il riscaldamento climatico è un problema globale, nei cui confronti gli organismi reagiscono attraverso un cambio di range biogeografico ed un'alterazione della sincronizzazione degli eventi ecologici. Il riscaldamento pone una minaccia al biota marino e ai suoi ecosistemi (Fig.2). La temperatura aumentata può influenzare il metabolismo, il ciclo vitale, e il comportamento. Inoltre, può causare cambi di direzione nella distribuzione delle specie, particolarmente per quelle ad alta mobilità come i pesci. Tuttavia, lo spostamento per un miglioramento sarà ovviamente difficoltoso per le specie a mobilità ridotta o assente (sessili). Gli effetti del riscaldamento in organismi come coralli, fanerogame e kelp portano ad un cambiamento nella struttura del landscape e nella composizione della comunità con implicazioni sulle specie associate. Le fanerogame marine formano importanti habitat costieri in regioni temperate e tropicali, hanno ruoli chiave, come la trasparenza dell'acqua, l'attenuazione delle onde e la fonte di carbonio (Hernàn et al., 2017). Per quanto riguarda gli organismi animali e vegetali dotati di mobilità, si riporta uno shift di 6.1km/decade per le comunità terrestri ed uno shift dagli 1.4 ai 28 km/decade per le comunità marine, mentre la fenologia riproduttiva primaverile avanza in media dai 2.3 ai 2.8 giorni/decade sulla terra e di 4.3 giorni/decade in mare. Considerando la mediana nel periodo di tempo 1960–2009, il tasso di riscaldamento dal 1960 è stato più di 3 volte veloce sulla terra (0.24°C/decade) che in mare (0.07°C/decade). La velocità del cambiamento climatico è molto irregolare sulla terra, mentre la superficie dell'oceano ha temperature omogenee con i gradienti spaziali poco profondi separati da confini termici relativamente netti. La variazione geografica nella velocità del cambiamento climatico può spiegare molto degli adattamenti e spostamenti delle specie sia marine che terrestri. Nonostante la terra si riscaldi più velocemente, il cambio stagionale è alla fine dei conti più evidente in oceano per le variazioni termiche stagionali meno nette. I cambiamenti nella 4
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Informazioni tesi

  Autore: Stefania Benedetta Cogliandro
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Messina
  Facoltà: Scienze e Tecnologie
  Corso: Biologia ed ecologia dell'ambiente marino-costiero
  Relatore: Gaetano  Gargiulo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 73

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