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Il multilinguismo europeo: la risposta delle scuole e le politiche linguistiche

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12 luoghi principali di destinazione e di partenza dei flussi migratori, all’interno di un lungo processo storico continuativo. Dalla fine degli anni ‘80, soprattutto in seguito al crollo del muro di Berlino, l’immigrazione dai paesi che appartenevano al blocco comunista verso l’Europa occidentale crebbe esponenzialmente (nel 1989 circa 1.2 milioni di persone emigrarono dai paesi dell’est), e ad essa contribuirono, nel corso degli anni ‘90, anche i conflitti nell’area della ex-Jugoslavia (Bettin & Cela, 2014). Nel 2004, otto paesi dell’ex blocco sovietico (Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria) entrarono a far parte ufficialmente dell’Unione Europea. Gli altri paesi dell’UE, preoccupati dell’eventuale arrivo al loro interno di ondate di cittadini dai nuovi paesi membri, limitarono per un periodo massimo di sette anni il libero accesso dei nuovi cittadini al proprio mercato interno del lavoro (Germania e Austria mantennero queste restrizioni fino al 2011, perdendo la loro importanza come paesi destinazione) con l’eccezione però di Gran Bretagna, Irlanda e Svezia, che decisero di non adottare queste misure e assorbirono oltre il 60% di cittadini immigrati dai nuovi Stati membri (Bettin & Cela, 2014). Nel 2007 anche Bulgaria e Romania entrarono nell’UE, ma ai cittadini di questi due Stati non venne garantita la libertà di lavorare in nessuno dei paesi membri, fino al 2014. Nonostante ciò, il numero di migranti bulgari e romeni che arrivarono nell’Europa occidentale fu consistente, cresciuto già nei primi anni 2000 in seguito ad accordi bilaterali siglati con singoli paesi (in particolare, Spagna e Italia) (Bettin & Cela, 2014). 1.1.1 Uno sguardo all’Italia Per quanto riguarda l’Italia, benché si possa parlare di “paese di immigrazione” solo a partire dagli anni ‘70, i primi arrivi di stranieri cominciarono già negli anni ‘50 e ‘60, durante il periodo del boom economico, quando le migliori condizioni di vita dei cittadini italiani portarono a una crescente domanda di lavoratori stranieri per quei lavori a scarsa qualificazione e con salari bassi. A differenza dei paesi dell’Europa settentrionale, dove l’immigrazione era stata incentivata dallo Stato attraverso canali ufficiali, in questo caso si trattò di immigrazione spontanea, basata sull’iniziativa individuale o sul sostegno di piccole organizzazioni religiose. Questo contribuì alla grande eterogeneità della popolazione immigrata, una delle caratteristiche peculiari del contesto migratorio italiano (Bettin & Cela, 2014).
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Il multilinguismo europeo: la risposta delle scuole e le politiche linguistiche

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Informazioni tesi

  Autore: Cinzia Perini
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere
  Corso: Italianistica, culture letterarie europee e scienze linguistiche
  Relatore: Claudia Borghetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 115

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Parole chiave

europa
integrazione
multilinguismo
educazione linguistica
classi multilingui
multilingual education
politiche linguistiche europee

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