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Le misure cautelari tra principi costituzionali ed esigenze di difesa sociale

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22 Il divieto di espatrio Con il divieto di espatrio il giudice ordina all’imputato di non uscire dal territorio dello Stato senza una previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria procedente, disponendo le opportune ulteriori iniziative occorrenti per assicurare effettività a quel divieto, come, ad esempio, il ritiro del passaporto e di altri documenti validi per l’espatrio. La misura coercitiva del divieto di espatrio può essere applicata in presenza di una ragionevole, concreta ed attuale probabilità, data da occasioni prossime e favorevoli che l’indagato faccia perdere all’estero le proprie tracce e deve fondarsi su elementi e circostanze di fatto, non necessariamente rivelatori di una condotta prodromica all’espatrio, bensì idonei a conferire significativa consistenza al “periculum libertatis”. La misura coercitiva del divieto di espatrio può essere applicata nei casi in cui si procede per uno dei delitti previsti dall’art. 280 c.p.p. quando dagli atti emerga un concreto ed attuale pericolo che l’imputato si dia alla fuga all’estero, in caso di pericolo di reiterazione del reato, ma non per soddisfare le esigenze cautelari previste dall’art. 274 lett. c c.p.p. Per l’applicazione di questa misura vanno rispettati i criteri generali previsti per qualunque altra misura: a tal fine, in relazione alle esigenze di cautela da soddisfare, possono essere valorizzati: la latitanza all’estero dell’indagato, il trasferimento all’estero dell’indagato prima dell’inizio del procedimento penale, la personalità dell’indagato e la natura dei reati per i quali si procede. L’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Applicando tale misura prevista dall’art. 282 c.p.p., il giudice impone all’imputato di presentarsi in giorni ed ore prestabilite presso un ufficio di polizia giudiziaria. Tale misura, per la cui attuazione il giudice deve tener conto anche dell’attività lavorativa dell’imputato e del luogo di abitazione dello stesso, consiste nella presentazione dell’interessato presso una stazione dei carabinieri o presso un commissariato della polizia di Stato e con l’apposizione di una sottoscrizione in un registro in cui si dà atto di ciascuna presenza del prevenuto. La Suprema Corte di Cassazione ha affermato che in materia di misure cautelari, pur dovendosi affermare l’immediata applicabilità della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 4
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Le misure cautelari tra principi costituzionali ed esigenze di difesa sociale

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Informazioni tesi

  Autore: Sara Iacovino
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi del Molise
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Agostino De Caro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 139

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Parole chiave

principi costituzionali
misure cautelari
esigenze di difesa sociale
normative sulle misure cautelari

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