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L'Orientalismo nella costruzione dell'identità e dell'alterità nell'arte coloniale italiana

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3 loro rappresentazioni hanno contribuito ad una standardizzazione dell’Altro entro una serie di motivi che ricorrono nelle fonti narrative (letteratura, articoli di giornale, opere storiografiche e geografiche, studi di linguistica) e visive (pittura, scultura, architettura, grafica, illustrazioni) dell’epoca. Ho voluto in particolare soffermarmi sulle esposizioni etnografiche e coloniali, che hanno illustrato la storia di intere culture attraverso l’esposizione di oggetti iconici (fotografie, grafici, cimeli locali, illustrazioni e opere d’arte) e la duplicazione del loro habitat naturale (piante ed animali esotici, villaggi indigeni, architetture e decorazioni d’ispirazione locale). In questa messa in mostra dell’Alterità un ruolo importante è stato svolto dagli artisti che, spinti per propria iniziativa o incoraggiati dal regime, hanno visitato i territori oltre il Mediterraneo e tradotto le loro impressioni sensoriali nelle forme mitiche del repertorio orientalista o in quelle propagandistiche dell’arte coloniale. Giuseppe Biasi, Enrico Prampolini e Bot hanno dato una corporeità e una contestualizzazione all’Alterità. Se Biasi ha proiettato sulla sensualità esotica delle Veneri africane i desideri di possesso dell’uomo bianco occidentale, Prampolini e Bot hanno guardato alla Natura incontaminata dell’Africa, il primo come teatro del nuovo «primitivismo avvenieristico futurista 8 » ovvero come terreno su cui estendere la “colonizzazione meccanica” fascista e futurista, il secondo nell’ottica di una riscoperta dei valori della genuinità, della spiritualità e della fantasia. Sin dalle sue origini, la civiltà occidentale si è confrontata con un primordiale bisogno di alterità 9 . A partire dal Rinascimento ha cercato insistentemente il contatto con gli “altri”, invadendo e occupando le loro terre, sfruttando le loro risorse, o semplicemente osservando e prendendo nota della loro irriducibile diversità. I racconti, i miti, le opere d’arte hanno reso più maneggevole l’Altro, hanno annullato la sua pericolosità, riducendolo ad oggetto delle percezioni e degli interessi dell’Occidente. Solo trasfigurando l’Alterità, l’Identità ha potuto salvaguardare se stessa. Monsters cannot be announced. One cannot say: «here are our monsters», without immediately turning the monsters into pets. Jaques Derrida 10 8 E. CRISPOLTI, Perché i temi del futurismo? Futurismo. I grandi temi 1909-1944. Milano: Mazzotta, 1997, pp. 20-22. 9 F. AFFERGAN, Esotismo e alterità. Saggio sui fondamenti di una critica dell’antropologia. Trad. it. Milano: Ugo Mursia editore, 1991, p. VII. 10 J.E. DERRIDA, Some Statements and Truisms about Neologisms, Newisms, Postisms, Parasitisms, and other small Seismisms. In: The States of Theory: History, Art, and Critical Discourse. New York: Columbia University Press, ed. David Carroll, 1989.
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L'Orientalismo nella costruzione dell'identità e dell'alterità nell'arte coloniale italiana

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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Saiu
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Arti, Turismo e Mercati
  Corso: Arti, Patrimoni e Mercati
  Relatore: Boccali Renato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 206

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africa
orientalismo
colonialismo
decolonizzazione
studi post coloniali
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postcolonial studies
arte coloniale
subalternal studies
identità alterità

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