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Un esperimento di Governance territoriale sostenibile: il laboratorio sulla responsabilità sociale d'impresa di Piacenza

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cittadini. Il punto centrale è che lo Stato e le amministrazioni riconoscano quando è opportuno lasciare agire e dunque cedere parte del loro potere ai livelli più bassi riguardo certe problematiche comunitarie. Del resto la qualità distintiva della governance va ricercata «nella natura collettiva del soggetto che agisce sul territorio ed altresì nella natura inclusiva della decisione in base a cui quest'ultimo opera. Natura collettiva, dunque, che supera l'idea di un'associazione di qualcuno a un progetto che è già conformato e mette piuttosto l'accento su un rapporto (...) simmetrico tra gli attori in presenza. E ancora, natura inclusiva della decisione, che supera l'idea di condivisione di una risoluzione già assunta, mettendo piuttosto l'accento sulla partecipazione al processo deliberativo» 52 . Va dunque superata la ripartizione rigida per funzioni e vanno promossi diversi livelli di autonomia secondo una logica di flessibilità. Al centro di tale concezione del resto c'è il metodo partecipativo su cui si basa la condivisione di progetti e politiche. Riassumendo le autorità centrali dovranno fornire una generale linea guida e di indirizzo e occuparsi dell'assistenza tecnica se il caso lo richiede. Inoltre se i fallimenti persistono è anche opportuno che provvedano con sanzioni di vario tipo. Per evitare che le procedure e gli accordi presi riguardo i programmi partecipativi vengano elusi, possibilità purtroppo non remota, è opportuno che ci sia una valutazione istituzionale. I requisiti sostanziali del modello partecipativo devono essere fatti rispettare per evitare eventuali abusi. Le autorità locali invece dovranno occuparsi principalmente di individuare le problematiche locali, di stabilire degli obiettivi (anche se si modificheranno nel corso del tempo) e di cercare di realizzarli dando conto dei risultati. A livello regionale si avverte un certo sforzo nella direzione di promuovere tali processi partecipativi nell'ambito delle programmazioni. Si sono attuati infatti diversi piani a proposito. Un caso esemplare è costituito dalle “Conferenze di Pianificazione” e gli “Accordi territoriali” previsti dalla legislazione regionale dell’Emilia Romagna. Un altro esempio sono il “Patto programmatico di Sviluppo” sottoscritto dalla Giunta Regionale delle Marche e fuori dall'Italia le “Conferenze programmatiche subregionali” della Westfalia. A livello sovraregionale invece mancano ancora sedi istituzionali dove il processo di coordinamento possa realizzarsi. La Conferenza Stato-Regioni 53 non basta. C'è bisogno di un ente con più competenze riguardo le politiche di sviluppo e la determinazione degli indirizzi generali. L'ente si dovrebbe occupare anche del coordinamento programmatico delle politiche territoriali dei diversi livelli. In tal senso uno strumento utile sono le “Intese istituzionali di programma”, un accordo tra Amministrazione centrale e regionale per la 52 Cfr. Turco A. 2013, p. 12. 53 Si tratta della Conferenza che regola i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, e si occupa principalmente di favorire la cooperazione tra l'attività dello Stato e quella delle Regioni e delle Province Autonome. La Conferenza Stato-Regioni dovrebbe dunque coordinare la negoziazione politica tra le Amministrazioni centrali e il sistema delle autonomie regionali. Cfr. http://www.statoregioni.it/. 29
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Informazioni tesi

  Autore: Gaia Vitali
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Sociologia
  Relatore: Elena Macchioni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 206

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sostenibilità
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