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Sogno e campo psicoanalitico. Discussione su recenti modelli teorico-clinici

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17 per lui un significato strettamente individuale e valido unicamente per il sognatore (p.73). Oltre a questi simboli individuali (che possono essere interpretati tramite le associazioni del paziente e che hanno significato esclusivamente per lui) (Cfr. Jung, 1964, p.50), Jung dice che spesso nei sogni compaiono elementi non individuali e non ricavabili dall'esperienza personale di chi li sogna. Si tratta di quelli che Freud ha definito "resti arcaici" (Jung 1964,p. 28, p. 51) e che Jung chiama «archetipi» (Jung, 1964, p.52) e che costituiscono la manifestazione della parte più arcaica e primitiva della psiche ( Jung, 1964,). Queste immagini primordiali hanno sede nello strato più profondo della psiche chiamato da Jung «inconscio collettivo» (Jung, 1916, p.9) e rimandano ad elementi primordiali e mitologici della storia e dell'evoluzione dell'umanità (Jung,1964). Gli archetipi dimostrano l'esistenza di una base estremamente antica della psiche umana da cui esse emergono alla coscienza sotto forma di immagini oniriche in particolari situazioni e periodi della vita (Jung, 1964). L'archetipo deriva da uno stesso modello, ma può apparire nei sogni secondo una rappresentazione individuale che ha significato per la situazione attuale del sognatore; sono immagini ereditarie, innate che si esprimono in modo personale e individuale, ma la loro matrice è e resta collettiva (Jung,1964,p.58) e deriva da un tempo in cui l'uomo era guidato unicamente dagli istinti e prima che sviluppasse una coscienza riflessiva. Jung ritiene quindi che i sogni non nascondano nulla ma che indichino lo stato dell'inconscio e che hanno la funzione di mantenere un contatto tra il mondo istintuale primitivo e il mondo razionale della coscienza. Gli archetipi sono simboli universali costituenti le forme basilari dell'esperienza umana e «sono contemporaneamente sia immagini che emozioni. Si può parlare di archetipo solo quando questi due aspetti si manifestano simultaneamente» (Jung, 1964, p.79). L'emozione implicata in queste immagini arcaiche dona all'immagine stessa un carattere numinoso, un'energia psichica in grado di rivelare la vera essenza dell’anima e produrre novità nell’inconscio. Il motivo del grande interesse di Jung verso la mitologia, materia che non può mancare nel bagaglio culturale dell’analista junghiano, risiede proprio nel fatto che gli archetipi che appaiono in sogno costituiscono il fondamento originario dei primi miti. Esempi di archetipi sono il mito dell'eroe, l'immagine del vecchio saggio, della grande madre, della fonte, della caverna, dell'albero dei desideri, della bestia (Sbrescia, 2013). L’atteggiamento dell’analista è diverso a seconda che il sogno sia di matrice personale o principalmente mitologica e la differenza, dice Jung, può essere percepita a prima vista; mentre nel primo caso egli deve basarsi sulle associazioni individuali, nel secondo, il sogno parla un linguaggio universale e l’analista, munito delle conoscenze necessarie, può fornire paralleli insieme al paziente (Jung, 1935). Infine, nell'interpretazione l’analista deve fare una prima «distinzione preliminare tra simboli "naturali" ( provenienti dai contenuti inconsci e da variazioni personali di immagini collettive o archetipi) e simboli "culturali"(impiegati per esprimere "verità eterne" come molti simboli religiosi)» (Jung, 1964.p.74, 75, parentesi ad opera della scrivente).
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Sogno e campo psicoanalitico. Discussione su recenti modelli teorico-clinici

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Informazioni tesi

  Autore: Anna Foieri
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Dipartimento di scienze del sistema nervoso e del comportamento
  Corso: Psicologia
  Relatore: Stefano Pozzoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 108

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psicoanalisi attuale in italia
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