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La cooperazione di polizia in Europa: il ruolo dell'EUROGENDFOR

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3 Tuttavia, la cooperazione transfrontaliera di polizia era già stata sviluppata in concomitanza con la creazione dello spazio Schengen nel 1985. 1 L’eliminazione del controllo doganale in Europa garantì così la libera circolazione di beni e persone, costituendo allo stesso tempo un vantaggio non da poco per i traffici illeciti: un giro d’affari enorme che continua a dilaniare il tessuto sociale sia dei paesi poveri dai quali proviene la “fonte” dell’illecito, sia dei paesi ricchi, dove quest’ultimo viene effettivamente posto in essere. Buona parte delle dinamiche che caratterizzano i fenomeni criminali sono interconnesse tra di loro e sono altresì legate ad altri fenomeni della vita sociale. Pertanto quanto più lo sviluppo socio-economico avanza, tanto più la criminalità si adatta ad esso, facendo emergere la necessità di stipulare accordi internazionali sempre più solidi e al passo con i tempi. Con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona nel dicembre del 2009, i tre pilastri del Trattato di Maastricht furono aboliti, per estendere a tutte le materie, il metodo comunitario. La cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale costituiva, infatti, il terzo pilastro dell'Unione Europea e assumeva il nome di “Giustizia e affari interni” (GAI). Nel 1999 con il Trattato di Amsterdam alcune aree di competenza vennero trasferite nel primo pilastro (comunità Europea) e solo con il trattato di Lisbona, il GAI venne giuridicamente inglobato nel metodo comunitario, mettendo in evidenza il carattere di organizzazione sovranazionale rispetto a quello intergovernativo. E’ fondamentale sottolineare, in ogni caso, come l’art. 87 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) affermi che: «il Consiglio, deliberando secondo una procedura legislativa speciale, può stabilire misure riguardanti la cooperazione operativa. Il Consiglio delibera all’unanimità previa consultazione del Parlamento europeo». 2 Pertanto nonostante il processo di “comunitarizzazione” nell’ambito della cooperazione di polizia, i Paesi membri mantengano ancora una certa autonomia. Gli attentati di matrice jihadista che si sono susseguiti negli ultimi anni, hanno infatti messo in luce il bisogno di rafforzare la collaborazione tra le forze di polizia e di intelligence. Il Parlamento Europeo nel luglio del 2015 rilevava come: «nonostante i numerosi appelli del Parlamento, non sia ancora stata effettuata una valutazione dell'efficacia degli attuali strumenti dell'UE — anche alla luce delle nuove minacce alla sicurezza cui l'UE deve far fronte — e delle lacune tuttora esistenti». 3 L’obiettivo che si 1 Art. 3, comma 2,Trattato sull'Unione europea (TUE); Articoli 67 e 77, Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) 2 Art.87, comma 3, TFUE 3 Risoluzione del Parlamento europeo sull'agenda europea in materia di sicurezza (2015/2697(RSP))
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La cooperazione di polizia in Europa: il ruolo dell'EUROGENDFOR

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Rossetti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Link Campus University - L'Università internazionale a Roma
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Alessandro Figus
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 56

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